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Scoperto il meccanismo che 'risveglia' le difese immunitarie

Studio Humanitas sull'immunoterapia apre a nuove possibilità future
Medicina Interna

L'immunoterapia con anticorpi ha rivoluzionato la storia clinica di diversi tipi di tumore, tra cui alcuni tipi di cancro al polmone, consentendo di aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Ma perché questa terapia risveglia solo alcuni tipi di cellule del sistema immunitario, che vengono 'narcotizzate' dal tumore? Alla domanda risponde uno studio appena pubblicato su The Journal of Experimental Medicine dai ricercatori dell'Istituto Humanitas di Rozzano (Milano), secondo cui questa scoperta "è un primo importante passo per generare in laboratorio cellule 'armate' in grado di migliorare la risposta ai tumori". 

L'immunoterapia sblocca i 'checkpoint immunitari', una sorta di freni naturali del nostro sistema immunitario. Le nostre difese infatti non devono essere sempre attive, ma devono attivarsi (e disattivarsi) a seconda della situazione.  L'immunoterapia agisce proprio togliendo questi freni e risvegliando particolari cellule immunitarie, i linfociti T, che all'interno del tumore sono come narcotizzati dalla malattia. In questo modo possono contribuire a combattere il cancro più efficacemente.  "Nello studio - spiega Enrico Lugli, ricercatore del Laboratorio di Immunologia Traslazionale di Humanitas - abbiamo studiato 53 pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule, e siamo riusciti a definire con precisione le proprietà delle cellule T che esprimono un particolare checkpoint.

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Abbiamo così dimostrato che queste cellule non sono tutte uguali: le più giovani rimangono funzionali e sono potenzialmente in grado di esercitare una potente attività anti-tumorale, mentre le più anziane perdono questa capacità". Per il futuro, la sfida è identificare i segnali molecolari alla base della generazione e del mantenimento di queste cellule, "così da utilizzare tali informazioni per generare in laboratorio cellule T armate in grado di migliorare la risposta ai tumori".

fonte: ansa

Medicina Interna
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