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Prescrizione indebita di farmaci: condannato Mmg dalla Corte dei Conti

Il Clasteon è stato prescritto con la nota Aifa 42: dovrà risarcire 23mila euro
Medlex

La prescrizione farmaceutica deve sempre avvenire osservando le norme, altrimenti il medico rischia la condanna per danno erariale. Come è avvenuto, per la prima volta in Puglia, con la sentenza emessa dalla Corte dei conti nei confronti di un medico di famiglia che dal 2009 al 2011 ha posto a carico del servizio nazionale un medicinale, il Clasteon, che sarebbe dovuto essere a carico del paziente: un danno da circa 56mila euro.

Un  caso senza dubbio interessante ed allo stesso tempo delicato. Il professionista condannato dai giudici contabili (presidente Orefice, relatore Laino) su richiesta del vice-procuratore Antonio D’Amato è G.F. 65 anni, di Molfetta, medico di base a Ruvo noto come "il medico dei clandestini" per aver dichiarato la disponibilità a curare gli immigrati a prescindere dal loro status giuridico. La prescrizione indebita del Clasteon, hanno riconosciuto i giudici contabili, non sarebbe avvenuta per un qualche profitto personale ma per "comprensibili intenzioni curative e non speculative". per dare cioè una mano ai pazienti visto che si tratta di terapie molto costose. Per questo, e anche perché era stato ammesso al "patteggiamento", ma senza usufruirne, Facchini è stato condannato a risarcire solo 23mila euro, cioè metà del danno.

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Tuttavia si trattava, dal punto di vista amministrativo, di una prescrizione illegittima. A scoprirlo era stata la Regione, nel corso di un controllo che aveva poi indotto la Asl di Bari a segnalare la vicenda alla Corte dei conti. Il farmaco in questione è a carico del servizio sanitario solo in due casi, per il trattamento del morbo di Paget e delle osteolisi tumorali. Ha tuttavia anche altre proprietà (favorisce la ri-mineralizzazione delle ossa) e può essere utilizzato «off-label» per la cura dell’osteoporosi, ma in questo caso è a pagamento (su ricetta bianca). Le verifiche della Regione hanno invece accertato che il dottor F. prescriveva il Clasteon su ricetta rossa, richiamando la nota Aifa n. 42 che ne permette appunto la dispensazione a carico del servizio sanitario. Non avrebbe dovuto farlo.

"L’apposizione, da parte del medico di base, delle note Aifa - si legge in sentenza -, presuppone necessariamente il riscontro di una patologia rientrante tra quelle ivi previste da parte di un medico specialista, il quale indicherà egli stesso la pertinente nota che verrà poi riportata dal medico di medicina generale sulla ricetta “rossa”, successivamente esibita dal paziente in farmacia e da questa spedita al settore farmaceutico di riferimento". A differenza di quanto avveniva all’epoca, oggi il meccanismo è completamente informatizzato, per cui - almeno in via teorica - la Regione è in grado di far emergere le prescrizioni inappropriate in tempo reale. Tuttavia le regole generali continuano a valere, perché il medico di base - pur avendo un rapporto di convenzione con la Asl - è un pubblico ufficiale, e il ricettario rosso (che equivale a un libretto degli assegni) è un atto pubblico, su cui non si può dichiarare il falso. Quando prescrive un medicinale «off-label» (cioè al di fuori delle indicazioni terapeutiche) - ricordano i giudici contabili - il medico lo fa "in scienza e coscienza e previo consenso informato del paziente", ma non a spese della collettività.

Medlex
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