
Nel 2017 il consumo globale è risultato pari a 25,5 Ddd/1000 abitanti die: si conferma una grande variabilità nei consumi e nella spesa tra le Regioni
L' uso di antibiotici in Italia, nonostante il trend in riduzione, è ancora superiore alla media europea. E se nel 2017 il consumo globale di questi farmaci nel nostro Paese è risultato pari a 25,5 Ddd/1000 abitanti die (numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti, che è in Europa è pari a 21,7), si conferma una grande variabilità nei consumi e nella spesa tra le Regioni, con valori più elevati al Sud e nelle Isole e inferiori al Nord. E' quanto emerge dal rapporto 'L' uso degli antibiotici in Italia' dell' Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Oltre l' 85% delle dosi, pari a 21,8 Ddd/1000 abitanti die, è stato erogato a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), con una riduzione dell' 1,6% rispetto al 2016.
Questo dato comprende sia gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle farmacie pubbliche e private) sia quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.
Le Regioni Campania e Puglia mostrano le contrazioni più importanti dei consumi (rispettivamente -5,5% e -6,8%) e un consistente calo della spesa (rispettivamente -5,1% e -8,5%). Su base nazionale, l' analisi del profilo di utilizzo del farmaco per fascia d' età e genere conferma un maggior consumo di antibiotici nelle fasce di età estreme, con un livello più elevato nei primi 4 anni di vita (prevalenza d' uso 58,2% nei maschi e 55,3% nelle femmine) e dopo i 75 anni (prevalenza d' uso 50,6% negli uomini e 50,8% nelle donne); si riscontra anche un più frequente utilizzo di antibiotici per le donne nelle fasce d' età intermedie e per gli uomini in quelle estreme. Nel corso del 2017, il 41,4% della popolazione pediatrica (0-13 anni) appartenente alle 6 Regioni analizzate (Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Puglia) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibioticisistemici, e sono state prescritte in media 2,6 confezioni di questi farmaci.
Si osserva un picco di prevalenza d' uso del 50%, senza differenze tra maschi e femmine, nel primo anno di vita del bambino. Questo valore si mantiene pressoché costante fino ai 6 anni di età. La prevalenza diminuisce poi progressivamente fino ai 13 anni, quando si attesta al 30%. Le associazioni di penicilline (compresi gli inibitori delle beta-lattamasi) rappresentano la classe a maggior prevalenza d' uso, seguite dai macrolidi e dalle cefalosporine, antibiotici considerati di seconda scelta secondo le linee guida per il trattamento delle infezioni pediatriche più comuni. L' uso di penicilline associate a inibitori delle beta-lattamasi (in prevalenza amoxicillina/acido clavulanico) nel 2017 è pari a 438 prescrizioni per 1.000 bambini l' anno, circa il triplo rispetto al gruppo di penicilline più selettive, rappresentate in massima parte da amoxicillina.
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