
Possibili anche crampi e svenimenti, Piano Prevenzione Ministero
Da quelle del respiro a quelle del cuore, il calore estremo peggiora i sintomi di diverse malattie e aumenta in media del 20% la mortalità per ogni tipo di causa. A mettere in guardia è il Ministero della Salute, che ha pubblicato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Le elevate temperature aumentano la disidratazione e la dilatazione dei vasi sanguigni, con una serie di conseguenze su tutto il corpo. In persone sane, ricorda il documento, "il caldo può aumentare il rischio di patologie cerebrovascolari e trombosi attraverso un aumento della viscosità del sangue e delle piastrine".
Respirare aria calda e umida può provocare, poi, "broncocostrizione in pazienti con asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)". Tutto questo si traduce "in incrementi di mortalità, ricoveri, accessi in pronto soccorso". Anziani, bimbi, donne in gravidanza e persone con deficit cognitivi, sono le persone più in pericolo. A questi si aggiungono tutti coloro che soffrono di malattie croniche. Il caldo infatti aumenta del +35% di mortalità per malattie respiratorie, del +15% quella per ischemia cardiaca, del +22% per malattie respiratorie croniche, del +20% per ictus e del +25% per malattie del sistema circolatorio. Oltre ad aggravare patologie già esistenti, l'afa provoca disturbi specifici come crampi, edema, eruzioni cutanee, colpi di calore.
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
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La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Andrea Montagnani è il nuovo presidente nazionale Fadoi: tra le priorità innovazione organizzativa, rafforzamento della medicina interna ospedaliera e integrazione tra ospedale e territorio.
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L'XLH ha un’incidenza stimata di 1 caso ogni 20.000 persone, ma è una malattia sottodiagnosticata
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