
Da rugby alle arti marziali, studio sugli sport ad alto rischio
Bastano una piccola caduta, o un impatto durante l'attività sportiva che apparentemente non causano danni, a far male comunque alla barriera di protezione del cervello. Lo indica la ricerca su alcuni atleti "ad alto rischio", come coloro che praticano le armi marziali e i giocatori di rugby, condotta da Ben-Gurion University del Negev, Stanford University e Trinity College di Dublino e pubblicata sul Journal of Neurotrauma. Per la prima volta, spiegano gli studiosi, sono stati rilevati danni alla barriera emato-encefalica, che protegge il cervello dagli agenti patogeni e dalle tossine, causate da lievi traumi al cervello.
Mentre alla Tac e alla risonanza magnetica si può notare un trauma cranico moderato e grave "è molto più difficile", dice Alon Friedman, neuroscienziato che ha condotto l'analisi "diagnosticare e trattare lievi lesioni cerebrali".
fonte: Journal of Neurotrauma
Dalle evidenze emergenti sui biomarcatori plasmatici alle nuove traiettorie molecolari: il congresso AD/PD 2026 segna una svolta verso una medicina di precisione sempre più concreta nella malattia di Alzheimer.
La percezione del tatto non dipende solo dal contatto fisico: il cervello sente un tocco solo se riconosce quella parte del corpo come propria.
Individuato un dialogo chiave fra cervello e sistema immunitario: avviene grazie all’attività di neuroni che controllano la produzione nel midollo osseo delle cellule della risposta immunitaria coinvolte nello sviluppo della sclerosi multipla
Protocollo tra Società Italiana di Neurologia, Croce Rossa Italiana e Fondazione Aletheia. Avviata una campagna nazionale sulla salute del cervello.
Il trattamento sperimentale PrimeC, che combina un antinfiammatorio e un antibiotico, potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche per la sclerosi laterale amiotrofica.
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