
Biasci: "Il pediatra di famiglia deve imparare sempre più ad interagire con lo specialista andrologo per ottimizzare i percorsi di diagnosi e terapia"
Il numero di giovani maschi infertili è in costante aumento. Un grave problema di salute che interessa oltre cinque milioni di italiani e rappresenta una delle cause della denatalità che si registra nella Penisola. Per contrastare il fenomeno serve "dare il via ad una nuova e più forte alleanza tra andrologi e pediatri di famiglia". E' la proposta dei medici riuniti del XIII Congresso nazionale scientifico della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), evento che ha riunito a Paestum (Salerno) oltre 1.000 pediatri di famiglia e per la prima volta è prevista un' intera sessione dedicata all' andrologia. "Il pediatra di famiglia deve imparare sempre più ad interagire con lo specialista andrologo per ottimizzare i percorsi di diagnosi e terapia", afferma Paolo Biasci, presidente nazionale Fimp.
"L' infertilità maschile - continua - non è infatti una malattia come le altre in quanto presenta delle evidenti implicazioni anche di carattere sociale e politico. Fino al 75% dei casi le reali cause dell' insorgenza sono sconosciute, tuttavia esistono dei parametri che devono essere monitorati fin dall' età pediatrica". "Si calcola che in Italia il 14% dei 18enni presenta un volume testicolare ridotto come emerge dal sondaggio 'Amico Andrologo' condotto dalla Società italiana di andrologia e medicina della sessualità", sottolinea Rossella Cannarella, endocrinologa e dottoranda del policlinico universitario Vittorio Emanuele di Catania.
"E' una condizione - continua - che aumenta esponenzialmente il rischio d' infertilità e che nel nostro Paese presenta un' incidenza decisamente alta. Dovrebbe quindi essere oggetto di accurato monitoraggio fin dai primissimi mesi di vita. Lo stesso vale per l' analisi dei livelli di alcuni ormoni maschili per i giovani adolescenti che presentano condizioni di rischio. Questi compiti spettano principalmente alla pediatria di famiglia che, all' interno dei bilanci di salute dedicati all' età adolescenziale, può avere un ruolo fondamentale nella prevenzione primaria e secondaria del disturbo". "Quelle andrologiche non possono essere considerate solo come patologie dell' adulto o addirittura della terza età", conclude Mattia Doria, segretario alle attività scientifiche della Fimp.
"Molte- continua - insorgono durante l' infanzia o l' adolescenza e hanno spesso un' origine prenatale. Ritardi diagnostici o negli interventi terapeutici possono avere gravi conseguenze sullo stato di salute in età adulta. E' questo il caso del criptorchidismo, un disturbo che aumenta il rischio di infertilità nonché di tumore del testicolo. Per tutti questi motivi avvieremo a breve un dialogo con le associazioni e società scientifiche che rappresentano l' andrologia italiana. Vogliamo aumentare lo scambio di conoscenze e istituzionalizzare la reciproca collaborazione per fornire una migliore assistenza e counseling a bambini e adolescenti e alle loro famiglie".
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