
I contraccettivi ormonali possono avere come effetto collaterale depressione e un maggior rischio di suicidio: segnalare e cogliere eventuali cambiamenti d'umore
I contraccettivi ormonali possono avere come effetto collaterale depressione e un maggior rischio di suicidio: per questo è bene segnalare e cogliere eventuali cambiamenti d'umore. E' l'indicazione che arriva dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in una lettera inviata ai medici. L'avvertenza vale per tutti i contraccettivi ormonali in vendita in farmacia, cioè pillola, cerotto, anello vaginale, spirale e impianto per uso sottocutaneo. "A conclusione della valutazione del segnale di sicurezza condotta a livello europeo - si legge - relativo al rischio di comportamento suicidario e suicidio associati a depressione, nelle pazienti che utilizzano contraccettivi ormonali, è stato deciso l'aggiornamento delle informazioni sul prodotto dei contraccettivi ormonali con una nuova avvertenza".
L'umore depresso e la depressione sono effetti indesiderati già noti associati ai contraccettivi ormonali. In particolare la depressione, che è un fattore di rischio per comportamenti suicidari, può essere in forma grave.
Nel 2018 lo stesso gruppo di ricercatori ha indagato il rapporto tra contraccezione e suicidio su quasi un milione di danesi, riscontrando una probabilità tripla di suicidio per le donne che prendevano la pillola, e il rischio era alto soprattutto per le adolescenti. "Nella mia esperienza però, ormai di qualche decennio - conclude Arisi - posso dire di non aver mai riscontrato casi del genere. Con gli adolescenti inoltre va tenuto presente che i fattori di rischio suicidario sono molteplici. Certo l'Aifa ha fatto bene, per tutelarsi, a diramare questo avviso sulla base delle indicazioni ricevute a livello europeo".
Dal 1° gennaio torna obbligatoria la riduzione del 5% sui prezzi dei farmaci rimborsati dal SSN che avevano ottenuto una sospensione temporanea.
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Dal 2016 più che raddoppiati sia la prevalenza d’uso che i consumi di psicofarmaci tra i bambini. I consumi di antibiotici restano elevati, specie al Sud, segnalando ancora un uso non sempre appropriato
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