Aifa, nel 2018 in lieve aumento il consumo di antibiotici

Aifa | Redazione DottNet | 25/11/2019 20:03

Il report: 21,4 dosi al dì per mille abitanti, +0,5 rispetto al 2017

Complessivamente nel 2018 il consumo di antibiotici, inclusi quelli acquistati privatamente dal cittadino, è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti. In lieve aumento, dello 0,5%, rispetto alle 20,9 dosi del 2017. E' quanto emerge dal Rapporto Nazionale "L'uso degli antibiotici in Italia 2018" (clicca qui per scaricare il report completo), Aumenta, dunque, se pur di poco, l'utilizzo complessivo degli antibiotici nel 2018. Le regioni del Sud continuano a essere quelle in cui se ne consumano di più e il 15,9% viene acquistato dai cittadini di tasca propria. Cala l'uso inappropriato mentre resta altissimo il consumo in età pediatrica.

A causa dell'antibioticoresistenza, ricorda il dg Aifa Luca Li Bassi, "si stimano ogni anno 10.000 morti in Italia" e questo trend negativo "ci vede insieme ad altri Paesi del Sud e dell'Est Europa, dove l'uso degli antibiotici e la resistenza ad essi sono più diffuse". Nel 2018 il consumo di antibiotici, inclusi quelli acquistati privatamente dal cittadino, è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti, con un aumento dello 0,5%, rispetto alle 20,9 dosi del 2017. Nei primi 6 mesi di vita, nel corso del 2018, almeno un bimbo su due ne ha avuto prescritto uno e la tendenza continua fino ai 6 anni.

Al Sud e nelle Isole, il consumo di antibiotici a carico del servizio Sanitario nazionale resta molto più alto: è di circa 20,4 dosi giornaliere per mille abitanti (numero che esclude quelli acquistato dai cittadini di tasca propria), quasi il doppio delle 12,7 che si registrano al Nord e ben oltre le 16,9 dosi del Centro. Veri e propri salvavita in grado di sconfiggere infezioni potenzialmente letali, gli antibiotici vengono però utilizzati in modo inappropriato in circa il 30% delle varie condizioni, dalle tonsilliti alle bronchiti, ma questa percentuale nel 2018, secondo il rapporto Aifa, è in calo. Tra i casi più frequenti di uso non corretto è l'assunzione in caso di influenza, che è provocata da virus e non da batteri, ma anche l'assunzione di quelli a largo spettro quando ve ne sono di specifici.

Quanto alle prescrizioni, il 75,2% vengono fatte dai Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta con ricetta rossa e l'8,9% da strutture sanitarie pubbliche. Ma c'è anche un 15,9% di antibiotici acquistati dal cittadino a proprie spese e prescritti su ricetta bianca da specialisti o dentisti. Per quel che riguarda i soli consumi di antibiotici dispensati a carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) in farmacia o in ospedale, dal 2017 al 2018 c'è una diminuzione dello -0,3%. E questo calo è molto evidente in alcune Regioni del Sud come Puglia (-4,1% dosi per 1000 abitanti ogni giorno) e Calabria (-3%).

La Campania è invece maglia nera per quanto riguarda il solo consumo di quelli dispensati dalle farmacie a carico dell'Ssn, con il +45,3% rispetto alla media nazionale, mentre Bolzano presenta il consumo più basso (-44,7%). "Ogni volta che usiamo un antibiotico - conclude Li Bassi - contribuiamo a sviluppo di antibioticoresistenza. Ciò significa che deve essere usato nel modo più appropriato possibile per goderne dei benefici quando serve". Ma non si può non ricordare anche che negli ultimi anni "la ricerca in quest'area si è un po' fermata", tanto che "l'ultima molecola con un innovativo meccanismo d'azione risale a 35 anni fa".

Uso inappropriato

Dall'influenza alla tonsillite, l'impiego inappropriato di antibiotici, anche se in calo, supera il 30% in tutte le condizioni cliniche. Mentre, nel 2018, vi è un 15,9% di antibiotici acquistati dal cittadino in farmacia di tasca propria. E' quanto emerge dal Rapporto Nazionale "L'uso degli antibiotici in Italia 2018" dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Da un confronto con i dati dell'anno 2017 emerge come tutti i tassi d'inappropriatezza d'uso degli antibiotici siano in calo. Ad esempio, l'impiego inappropriato per la bronchite acuta si è ridotto dal 32,9% del 2017 al 29,8% del 2018. L'uso inappropriato degli antibiotici, come ad esempio quello a seguito di una diagnosi di influenza, raffreddore o laringotracheite acuta, ricorda Aifa, "concorre ad aggravare il problema della resistenza batterica". Quanto alle prescrizioni di antibiotici, il 75,2% viene fatto dai Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta e sono dispensati in farmacia con ricetta rossa; l'8,9% da strutture sanitarie pubbliche e usate all'interno delle stesse o al domicilio del paziente. Ma c'è anche un 15,9% di antibiotici acquistati dal cittadino in farmacia a proprie spese e non a carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn).

Gli antibiotici e i bambini

Durante i primi sei anni di vita, un bambino su due ha ricevuto, nel corso del 2018, almeno una prescrizione di antibiotici. E in oltre il 40% dei casi non si trattava di un antibiotico di prima linea, ovvero quelli da utilizzare in prima scelta, perché consentono di ridurre il rischio di reazioni avverse e lo sviluppo di resistenze batteriche. Un utilizzo così frequente è in parte dovuto all'elevata incidenza delle malattie infettive in questa fascia d'età. Vi possono essere però anche diversi altri fattori che contribuiscono a un uso eccessivo e spesso inappropriato degli antibiotici nella popolazione pediatrica. Tra questi, osserva Aifa, "la difficoltà a effettuare una diagnosi microbiologica dell'infezione, la preoccupazione da parte dei pediatri di una scarsa compliance per antibiotici che richiedono 2 o 3 somministrazioni giornaliere e infine le pressioni da parte dei genitori, che inducono spesso il pediatra a una scarsa aderenza alle raccomandazioni delle linee guida esistenti".

La ricerca

"Dal punto di vista dello sviluppo di nuove molecole, l'ultima con un innovativo meccanismo d'azione risale a 35 anni fa. Questo lascia capire che la ricerca in quest'area si è un po' fermata o non ha trovato in questi anni gli incentivi giusti per continuare". Così il direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Luca Li Bassi, introducendo la presentazione del rapporto nazionale "L'uso degli antibiotici in Italia 2018". "Ogni volta che usiamo un antibiotico - ha aggiunto - contribuiamo a sviluppo di antibioticoresistenza. Ciò significa che deve essere usato nel modo più appropriato possibile per goderne dei benefici quando serve ed evitare l'insorgenza della resistenza attraverso un uso inappropriato". La mortalità per batteri resistenti, ha ricordato Li Bassi, sta aumentando in modo significativo. "In Italia abbiamo 10.000 morti ogni anno in Italia per antibioticoresistenza e un batterio su tre è diventato resistente". Questo trend negativo, ha proseguito, "ci vede insieme ad aree del Sud e dell'Est Europa, dove l'uso degli antibiotici e la resistenza ad essi sono più diffuse rispetto al Nord Europa. E lo stesso gradiente lo vediamo, a livello nazionale, tra Nord e Sud Italia".

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