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Bancomat medici, così funziona il Pos

Se passa la norma, il paziente per ottenere la detrazione fiscale dovrà pagare con sistemi tracciabili
Professione

Ne abbiamo parlato a lungo nei mesi scorsi: spese sanitarie, come ad esempio visite mediche "ordinarie" e specialistiche, ricoveri, esami clinici, cure, interventi chirurgici, ecografie, ecc., ed in generale tutte le detrazioni fiscali al 19%, se passa la modifica normativa prevista dal disegno di Legge di Bilancio 2020, saranno o sarebbero detraibili al 19% solo con pagamenti tracciabili, ossia con obbligo di pagamento tramite versamento con bonifico bancario o postale, con assegni o con carta di debito bancomat o carta di credito. Una svolta per il fisco ma anche per gli italiani che così saranno "costretti" a chiedere la ricevuta.

I medici dovranno, a questo punto, dotarsi necessariamente del Pos. In realtà l’obbligo è già in vigore, ma non essendo previste sanzioni la maggioranza dei camici bianchi ha disatteso il provvedimento. E allora vediamo che cosa succede una volta entrati nel giro dei bancomat.

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I contribuenti che non hanno attività commerciali non sono soggetti ai controlli sui prelievi bensì solo sui versamenti (allo sportello, al bancomat o con bonifici). In altre parole, l’Agenzia delle Entrate non potrà mai giudicare le ragioni del prelievo dei soldi cash alla macchinetta e chiedere come sono stati spesi. Tuttavia, su tali soggetti, la carta bancomat può essere utilizzata per eseguire ulteriori verifiche di cui parleremo a breve. Tuttavia chi preleva più di 10mila euro nell’arco di un mese dal proprio conto corrente viene segnalato alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria presso la Banca d’Italia per il rischio relativo al riciclaggio del denaro sporco. Ciò vale per qualsiasi tipo di contribuente, a prescindere dall’attività lavorativa svolta.

Il limite in commento vale anche quando i prelievi sono frammentati in più operazioni che, complessivamente considerate, raggiungono il tetto limite nell’arco del mese solare. Un eccessivo e disinvolto prelievo di contanti con il bancomat quindi può implicare dei problemi con le autorità investigative. Non è così, invece, se il bancomat viene utilizzato come strumento di pagamento, salvo quanto diremo qui di seguito per quanto attiene al redditometro.

Il bancomat viene usato come strumento di controllo non solo quando serve per il prelievo dei contanti ma anche quando viene impiegato come strumento di pagamento al Pos. Chi spende troppo, sia con contanti che con il bancomat, si sottopone ai controlli del redditometro. Si tratta dello strumento in uso all’Agenzia delle Entrate che serve per tracciare il tenore di vita del contribuente e misurarlo con la sua dichiarazione dei redditi. Chi spende più del 20% di quanto guadagna viene chiamato dall’ufficio delle imposte a fornire chiarimenti. In quella sede, il cittadino deve dimostrare che le spese extra sono state possibili grazie a redditi non dichiarati perché esentasse o già tassati alla fonte.

Ma c’è anche il rischio per chi non utilizza il bancomat: con il risparmiometro, l’Agenzia delle Entrate è sempre in grado di verificare se, dal conto corrente, non vengono effettuati prelievi. Quando tutto lo stipendio risulta accreditato in banca, scatta allora la presunzione di disponibilità di ulteriori somme di denaro in contanti, sottratte al fisco. Ovvero se non si usa il prelievo elettronico è evidente che c’è un giro di "nero". E anche qui scatta un ulteriore accertamento.

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