Canali Minisiti ECM

Alzheimer: la proteina tau svela la futura atrofia cerebrale

Neurologia Redazione DottNet | 03/01/2020 16:52

Lo rivela uno studio realizzato dall'Università della California a San Francisco e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine

La proteina tau può permettere un'analisi precoce, di almeno un anno, della futura atrofia cerebrale dei pazienti colpiti da morbo di Alzheimer. Secondo lo studio, invece, le placche amiloidi, al centro per decenni della ricerca e dello sviluppo dei farmaci contro la stessa malattia, sono risultate scarsamente utili nel prevedere come il danno si sarebbe sviluppato con il progredire della patologia. A dirlo è uno studio realizzato dall'Università della California a San Francisco e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine. Per arrivare a queste conclusioni gli studiosi hanno fatto una serie di Pet (le tomografie a emissione di positroni) che hanno previsto non solo quanta atrofia ci sarebbe stata, ma anche dove.

"Queste previsioni erano molto più potenti di qualsiasi cosa siamo stati in grado di fare con altri strumenti di diagnostica per immagini e si aggiungono all'evidenza che la tau è una dei principali vettori della malattia", ha detto il neurologo Gil Rabinovici, uno dei ricercatori principali dello studio.

La medicina ha discusso a lungo dell'importanza delle placche amiloidi e della tau, identificate per la prima volta da Alois Alzheimer all'inizio del XX secolo. Per decenni, spiegano gli studiosi, ci sono stati "molti sforzi di alto profilo" per rallentare l'Alzheimer con farmaci capaci di puntare sull'amiloide, "tutti con risultati deludenti o contrastanti".  Allo studio hanno partecipato 32 pazienti. I modelli di accumulo di tau hanno predetto la successiva atrofia nelle stesse posizioni con una precisione superiore al 40%. Al contrario, le Pet dell'amiloide hanno previsto correttamente solo il 3% della futura degenerazione cerebrale.

pubblicità

fonte: Science Translational Medicine

Commenti

I Correlati

Accordo passato in Conferenza Stato-Regioni. Prevenzione e benessere al centro, ma servono criteri e valutazioni.

Valore terapeutico, sostenibilità e priorità cliniche: le scelte che definiranno l’agenda dell’Agenzia

Il Prof. Cristian Ripoli ottiene il Mid Career Award 2025 per finanziare ricerche su nuove terapie per combattere l’Alzheimer.

Un nuovo approccio poco invasivo permette di rilevare l’Alzheimer analizzando semplici biomarcatori, semplificando la diagnosi precoce della malattia.

Ti potrebbero interessare

Scoperti nuovi fattori di rischio: il colesterolo "cattivo" nella mezza età e la perdita della vista non trattata in età avanzata

Perdita di autonomia, stigma sociale e peso economico i principali timori

Il lavoro, che accoglie le prime evidenze dello studio Nemesis è stato pubblicato su Nature Communications e illustra la generazione e i meccanismi neuronali delle alterazioni, suggerendo nuove vie di riabilitazione

All’A.O.U. Luigi Vanvitelli una nuova tecnologia cambierà la vita di migliaia di pazienti

Ultime News

Più letti