
Lo rivela uno studio realizzato dall'Università della California a San Francisco e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine
La proteina tau può permettere un'analisi precoce, di almeno un anno, della futura atrofia cerebrale dei pazienti colpiti da morbo di Alzheimer. Secondo lo studio, invece, le placche amiloidi, al centro per decenni della ricerca e dello sviluppo dei farmaci contro la stessa malattia, sono risultate scarsamente utili nel prevedere come il danno si sarebbe sviluppato con il progredire della patologia. A dirlo è uno studio realizzato dall'Università della California a San Francisco e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine. Per arrivare a queste conclusioni gli studiosi hanno fatto una serie di Pet (le tomografie a emissione di positroni) che hanno previsto non solo quanta atrofia ci sarebbe stata, ma anche dove.
"Queste previsioni erano molto più potenti di qualsiasi cosa siamo stati in grado di fare con altri strumenti di diagnostica per immagini e si aggiungono all'evidenza che la tau è una dei principali vettori della malattia", ha detto il neurologo Gil Rabinovici, uno dei ricercatori principali dello studio.
fonte: Science Translational Medicine
Il recente congresso internazionale AD/PD ha segnato un punto di svolta fondamentale per la ricerca farmacologica, evidenziando bersagli terapeutici che vanno ben oltre i modelli finora consolidati
Evidenze a lungo termine e sfide cliniche dal congresso AD/PD 2026 di Copenaghen
Evidenze cliniche, gestione del rischio e implicazioni pratiche dal congresso AD/PD 2026
Commenti