Carnevali, contro l'epatite C rischiamo passi indietro

Infettivologia | Redazione DottNet | 19/02/2020 16:49

L'emendamento che introduce lo screening è un nuovo punto di partenza

Via libera all'emendamento al Milleproroghe che prevede più screening per individuare persone che hanno l'epatite C. Il provvedimento prevede lo screening gratuito nel biennio 2020-21 per l'epatite C "al fine di prevenire, eliminare ed eradicare il virus". La gratuità è garantita ai nati tra il 1969 e il 1989, ai soggetti che sono seguiti dai servizi pubblici per le tossicodipendenze e ai detenuti. Agli oneri, pari a 30 milioni quest'anno e 41,5 milioni l'anno prossimo, si provvede con le risorse destinate a specifici obiettivi del Piano sanitario nazionale.  "E' un passo molto importante per far emergere il sommerso", ma siamo "in un momento delicato nella battaglia per l'eradicazione del virus e non dobbiamo indietreggiare in quello che rappresenta un successo del Sistema Paese", afferma Elena Carnevali, capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali della Camera, intervenuta alla presentazione del documento "Equivalenza Terapeutica dei farmaci anti-HCV".

Fino ad oggi oltre 200.000 pazienti sono stati reclutati e curati e almeno altrettanti dovrebbero esserlo ma non sanno di essere infetti. Tuttavia, l'obiettivo fissato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità di eliminare l'epatite C entro il 2030 e che vede l'Italia in prima linea, potrebbe allontanarsi. "L'introduzione dell'equivalenza terapeutica per alcuni antivirali contro l'epatite C e l'uscita dall'accesso al fondo dei farmaci innovativi non oncologici - ha detto la deputata Pd - possono indebolire i successi raggiunti". I nuovi screening aiuteranno il reclutamento di nuovi pazienti infetti che non sanno di esserlo, ma "rappresentano un traguardo che deve essere considerato un punto di partenza. All'efficienza degli screening deve infatti corrispondere un rapido avvio dei pazienti ai trattamenti". Solo così, ha concluso Carnevali, "possiamo evitare in questi pazienti l'insorgenza di patologie molto più gravi e tanto più impattanti sulla sostenibilità della spesa sanitaria".

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