Allarme da Bergamo: reggeremo pochissimo

Infettivologia | Redazione DottNet | 15/03/2020 21:05

I reparti sono pieni. Non ci sono più i riposi, piaghe per uso ininterrotto delle mascherine. Situazione drammatica in tutta la Lombardia

Una corsa contro il tempo per salvare quanti più pazienti affetti da Covid-19 possibile. All'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo se ne intubano in Terapia intensiva almeno 7 al giorno e gli anestesisti-rianimatori lavorano senza sosta. Se va bene, si riesce a fare un turno di riposo ogni 14 giorni. E se il trend dell'epidemia "continuerà con questo ritmo, Bergamo reggerà ancora per pochissimo". E' la testimonianza all'ANSA di Ivano Riva, anestesista-rianimatore all'ospedale bergamasco e vice presidente dell'Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Aaroi-Emac Lombardia. 

I numeri, racconta, "crescono di giorno in giorno, di ora in ora: oltre 300 contagi in più in un solo giorno, per un totale di circa 2mila positivi nella sola provincia di Bergamo.  L'epicentro dell'epidemia, per numerosità di contagi, si sta spostando dunque da Lodi a Bergamo e la situazione qui è gravissima". L'imperativo, in queste ore, è aumentare i posti in Terapia intensiva: "Al Giovanni XXIII siamo arrivato a 70 posti letto, più altri 20 in terapia sub-intensiva dove vengono impiegati i caschi per la respirazione e la ventilazione non invasiva. Stiamo allestendo altri 12 posti in Terapia intensiva, ma prevediamo che verranno occupati nelle prossime 24 ore. Ci sono altri pazienti positivi che vengono ricoverati in 'reparti Covid' nell'ospedale, sono almeno un centinaio".

In sostanza "i posti di Terapia intensiva si stanno saturando e non solo a Bergamo. Anche i 400 aggiuntivi della rete lombarda, il cui totale è stato portato da 600 a 1000, si stanno esaurendo. Se non si frena il numero dei contagi il sistema andrà in default".  Anche perché sono da considerare i pazienti con altre patologie o traumi che necessitano di Terapia intensiva: "questi - prosegue - da Bergamo vengono redistribuiti in altri ospedali".  Il problema è pure il personale: "Siamo 117 anestesisti, e si corre ai ripari grazie agli specializzandi. Ne arriveranno 9, ma sarebbero necessari almeno 20 in più". Senza contare che qualcuno tra gli anestesisti è risultato positivo ed è in quarantena.

La conseguenza è che si lavora "ininterrottamente": "In pratica, abbiamo sospeso ferie e riposi".  Quanto alla tipologia di pazienti, "sono di tutte le fasce di età e ci sono molti giovani tra 30 e 50 anni che non hanno storie di malattie pregresse, ma sono comunque in Terapia intensiva. Inoltre - sottolinea Riva - il Covid-19 porta a degenze molto più prolungate, fino a 20 giorni, rispetto alla normale polmonite, e i posti non si liberano facilmente. Un numero così alto di casi in poco tempo ha messo in crisi il sistema". La priorità dunque, è il messaggio del medico, "è rimanere a casa e ridurre i contagi per salvare vite, altrimenti siamo davanti ad uno scenario di potenziale catastrofe sanitaria".

Un'esperienza che segna anche a livello umano e personale: "Ho allontanato i familiari per prudenza - racconta - e vivo da solo. Questa emergenza sta stravolgendo la vita di noi tutti". Pesa pure la stanchezza fisica: "Stare per ore sotto la pesante 'bardatura' di camici e dispositivi di protezione è dura. Vari di noi hanno piaghe da decubito sul naso per il continuo uso delle maschere". Il calore delle persone però è forte: "Prima che chiudessero, pizzerie e bar ci portavano pizze e cornetti gratis in ospedale e fuori sono stati appesi striscioni con la scritta 'eroi'. Fa piacere, ma oggi il miglior modo per aiutare noi medici è stare a casa". Quando tutto ciò sarà finito, conclude, "spero che rimanga in ogni cittadino la consapevolezza del valore del nostro Servizio sanitario. Quando serve è pronto a rispondere, e questo salva la vita".

La situazione in Lombardia

In Europa sono stati superati i 2.000 decessi e più della metà sono avvenuti in Lombardia: basta questo dato per capire l'impatto del coronavirus nella regione più colpita non solo in Italia, ma in tutto il continente. L'ultimo dato parla di 252 morti in un solo giorno, una cifra mai raggiunta dall'inizio dell'emergenza, che porta a 1.218 le persone decedute nella sola Lombardia. In un'altra giornata drammatica, arriva quindi sempre più forte dai rappresentanti della Regione la richiesta di aiuto al governo perché solo aumentando i posti di terapia intensiva potrà essere curato un numero di contagiati aumentato di oltre tremila persone negli ultimi due giorni e arrivato a 13.272 con una crescita "costante che fortunatamente non è esponenziale", sottolinea l'assessore al Welfare Giulio Gallera.

E' lui a mantenere il contatto costante con medici e direttori sanitari ed è da lui che arriva più forte il richiamo al governo: "Il ministro Boccia ha ricordato che sono state inviate 500mila mascherine in Lombardia, noi lo ringraziamo ma ne abbiamo bisogno di 300mila al giorno. Se una consegna di 500mila mascherine viene considerata importante, forse non c'è la percezione della battaglia che stiamo vivendo qua". "Un conto è vivere drammaticamente sul campo la situazione, un altro conto è viverla in una parte del Paese dove forse ancora non si percepisce la gravità di questo problema", ha aggiunto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che nel pomeriggio ha parlato con il commissario straordinario della Protezione Civile Domenico Arcuri e si aspetta da lui per martedì una risposta sulla possibilità di creare 500 posti di terapia intensiva all'interno dei padiglioni della fiera di Milano.

E' il progetto per il quale è stato chiamato Guido Bertolaso, che domani arriverà a Milano e inizierà subito a cercare, anche attraverso i suoi contatti, tutto il materiale che serve per allestire un ospedale del genere, a partite dai ventilatori. Resta questo il progetto principale della Regione per alleggerire gli ospedali lombardi e Fontana garantisce che "in 5-7 giorni potremmo concludere tutto" se verranno trovati i macchinari che "stiamo cercando in tutto il mondo". La Protezione civile ne ha mandati e se ne attendono altri 140 nel giro di una settimana. Ma il problema è oggettivo. Se infatti oggi sono stati 'solo' 35 i nuovi accessi in terapia intensiva, il totale è arrivato a 767 e Gallera ricorda che "ci sono ospedali che dopo 24 giorni sono davvero allo stremo e sono molto saturi". "Con uno sforzo titanico", la Regione è riuscita a portare da 724 a 1.200 i posti disponibili ma il virus corre veloce soprattutto nella bergamasca e nel bresciano e il numero dei decessi è lì a ricordarlo.

Ecco perché si stanno recuperando altri 192 posti in tutti gli ospedali lombardi, a partire da quelli milanesi come San Carlo, Niguarda e Policlinico, ma anche al San Gerardo di Monza e al San Matteo di Pavia. Letti di terapia intensiva che però, per ora, sono solo virtuali dato che per allestirli serve una strumentazione ad hoc "che oggi non abbiamo e non siamo in grado di recuperare se non attraverso la collaborazione del Dipartimento nazionale della protezione civile", ricorda Gallera. E quindi si torna a Roma in cerca di risposte e, soprattutto, di soluzioni ad un'emergenza che la Lombardia vive da 24 giorni senza sapere quando finirà.

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