Covid-19: dati incoraggianti, decisiva questa settimana

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/03/2020 23:03

Rezza e Lopalco occorre cautela. Ricciardi, ci avviamo verso una nuova a-normalità

Settimana cruciale ma molta cautela da parte degli esperti nel leggere i segnali di calo in questa domenica che potrebbe far sperare. Si resta in coraggiosa attesa di una inversione di tendenza, perché gli effetti delle misure scattate l'11 marzo dovranno mostrarsi al passare delle 2-3 settimane dal loro inizio. Ma è presto per valutare. "Il numero di contagi giornalieri non aumenta e questo è confortante, ma bisogna essere cauti perché i numeri restano alti e il trend va visto in un periodo di medio termine. Probabilmente in Lombardia qualche effetto le misure di distanziamento iniziano a darlo, come abbiamo visto a Codogno, ma è presto per dirlo. L'impatto delle misure lo potremo valutare a fine mese, non da un giorno all'altro", ha detto Gianni Rezza, dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Le cifre parlano di 651 vittime oggi rispetto alle 793 di ieri; i malati in più sono 3.957 contro i +4.821 di ieri, mentre i guariti sono 7.024 guariti, 952 più di ieri. Ma il richiamo è quello a non farsi prendere da facili entusiasmi. Lo dice il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli (nella foto), che parla durante la conferenza stampa alla Protezione civile, ma guarda a possibili segni tangibili delle misure di contenimento intraprese. Parla di "moderata soddisfazione per il rallentamento della corsa, ma non si può cantare vittoria perché la battaglia sarà lunga" Pier Luigi Lopalco, Responsabile del Coordinamento Regione Puglia per le emergenze epidemiologiche.

"Dipende tutto dal lavoro che si fa a livello locale per tenere sotto controllo la situazione. Questa epidemia è la somma di 100 epidemie locali, 100 incendi. Dobbiamo impedire che se ne accendano altri", ha concluso Lopalco. Secondo Ranieri Guerra, assistant director general dell'Oms, intervenuto alla trasmissione Mezz'ora in più di Lucia Annunziata su Raitre "dall'analisi matematica epidemiologica della velocità di espansione del contagio e della mortalità si vede già un certo rallentamento in termini di velocità di espansione e questo induce a pensare che sia un effetto di quanto intrapreso". Effetto, sottolinea Guerra, che si vedrà la settima che sta per iniziare.

Per uscire di casa quanto tempo passerà? "Occorre vedere quanto forti sono queste buone notizie", dice Guerra che prepara a un nuovo tipo di socialità e mette in guardia contro il rischio di una "epidemia di ritorno". A guardare a un nuovo tipo di società quando sarà di nuovo possibile uscire di casa anche Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministero della Salute che conia un nuovo modo di vivere: la nuova 'a-normalità'. La 'vera' normalità, dice Ricciardi, ci sarà "solo dopo che avremo trovato vaccino e terapia". Vivere una 'nuova a-normalità' significa "spostamenti limitati, anche se non un blocco totale. Sarà una limitazione mirata della mobilità, che non riguardi tutto il Paese ma solo le persone che hanno avuto contatti con i contagiati, ma in cui dovremo ancora stare attenti a comportamenti e all'igiene, perché come abbiamo visto è un virus molto contagioso e bastano pochi casi per tornare a una crescita esponenziale".

L'attenzione degli esperti infine si sposta ora in famiglia. I contagi interfamiliari diventano sorvegliati speciali. Fondamentale quanto più possibile nei contesti familiari mantenere misure stringenti di contenimento dei soggetti risultati positivi al coronavirus. Il rischio è quello di perpetuare il meccanismo di diffusione del virus. 

Borrelli, bene ma non abbassiamo la guardia

Dopo settimane di avanzata implacabile - ieri il picco con 793 morti in un giorno - arriva la prima frenata per il Covid-19. Il bollettino quotidiano registra ora 651 morti e 3.957 positivi in più rispetto a sabato, quando questi ultimi erano stati 4.821. Numeri sempre pesanti, ma, indica il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, "in controtendenza e che ci auguriamo possano essere confermati nei prossimi giorni. Non abbassiamo la guardia". E in attesa di un consolidamento del dato, il Governo vuole evitare nuove fughe di massa al Sud, come quelle dei giorni scorsi, dopo l'annuncio del premier Giuseppe Conte sull'ulteriore stretta alle attività produttive.

Un'ordinanza firmata dai ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza blocca così tutti gli spostamenti dal comune "in cui ci si trova", salvo che "per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute". Borrelli ed il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, evitano di sbilanciarsi troppo, nel consueto punto stampa delle 18. D'altra parte, i contagiati sono diventati 46.638 e le vittime ben 5.476 (3.456, il 63% del totale, in Lombardia). E in ossequio al detto della rondine che non fa primavera, aspettano altre conferme nei prossimi giorni. Locatelli parla di dato "in lieve deflessione" ed invita a "non farsi prendere da facili entusiasmi" nè "a sopravvalutare questa tendenza". Le prima misure stringenti di contenimento, ricorda, "sono state adottate l'11 marzo, quindi ci aspettavamo di vedere risultati a partire da 2-3 settimane.

La prossima settimana sarà da questo punto di vista assolutamente cruciale e ci aspettiamo di vedere un segnale di inversione di tendenza". La serrata a spostamenti ed attività, dunque, potrebbe aver cominciato a piegare la curva dei contagi. "Siamo arrivati al massimo delle misure di prevenzione del contagio in termini di attività sociali e lavorative", osserva l'esperto. Ora, aggiunge, "è importante frenare il contagio interfamiliare, l'altro grande motore di diffusione del virus". L'appello, in particolare, è ai 23mila positivi che si trovano in isolamento domiciliare: occorre "limitare i contatti esterni per interrompere la catena di trasmissione". L'84% delle vittime (solo l'1% ha meno di 50 anni) si è registrato in 3 regioni: Lombardia (3.456), Emilia Romagna (816) e Piemonte (283). Nelle altre regioni l'epidemia si sta diffondendo più lentamente ed il sistema sanitario sta reggendo, ma proprio per questo il Governo - anche accogliendo le richieste di doversi governatori del Sud - vuole evitare le scene già viste degli assalti ai treni che vanno verso il Meridione ed i trasferimenti nelle seconde case o in quelle dei parenti.

L'ordinanza di Lamorgese e Speranza, valida da oggi e che sarà contenuta nel nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale domani, vieta così "a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute". Cassata la formulazione precedente che consentiva "il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza". Le forze dell'ordine vigileranno sul rispetto delle prescrizioni. E già diversi italiani sono stati respinti dai controlli alla Stazione centrale di Milano mentre provavano a salire sui treni per Napoli e Salerno. Misure drastiche erano state sollecitate a Conte dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

I presidenti di Calabria e Basilicata, Jole Santelli e Vito Bardi, avevano già abbassato le sbarre vietando con un'ordinanza gli spostamenti in entrata ed in uscita dalle due regioni. Buone notizie poi sul fronte delle mascherine. Ne servono 90 milioni al mese all'Italia ed il commissario all'emergenza Domenico Arcuri, si sta attivando per aumentare le forniture. "Da domani o martedì al massimo - annuncia - tutte le regioni avranno mascherine per medici, operatori sanitari e malati. A partire dalla settimana successiva contiamo di dare poi a tutti gli italiani i Dispositivi di protezione individuale". Diverse decine di milioni arriveranno già da domani dalla Cina, come ha assicurato il ministro degli Esteri Luigi di Maio, ma si punta a far partire la produzione nazionale con gli incentivi del Cura Italia (50 milioni di euro per le aziende che vorranno riconvertire la propria attività). Infine, il virus è arrivato anche nella "casa" dell'emergenza: 12 dipendenti della Protezione civile sono risultati positivi al Covid-19. Negativo al tampone Borrelli, che ringrazia i suoi uomini e rassicura: "continueremo a gestire l'emergenza: è il nostro lavoro e ne andiamo fieri".

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