Il picco si avvicina. Pronta la exit strategy, ecco come

Infettivologia | Redazione DottNet | 26/03/2020 20:56

Crescita più lenta. Resta il problema tamponi. L'epidemia ha messo le radici in gennaio. Exit: l'appello dei ricercatori, le ipotesi e i modelli

È ormai vicino il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia, anche se la curva epidemica riduce la sua velocità molto lentamente, come testimoniano i dati che segnalano 62.013 malati, con un incremento di 4.492 rispetto a mercoledì e di 3.491 nel giorno precedente, per un numero complessivo di 80.539 comprese vittime e guariti. Il numero dei deceduti è salito a 8.165, 662 in più rispetto a mercoledì, il giorno precedente l'aumento era stato di 683. "Il picco è vicino, bisognerà vedere che cosa succede nelle prossime ore", ha osservato il fisico Giorgio Sestili, fra i curatori della pagina Facebook 'Coronavirus-Dati e analisi scientifiche".

Cominciano a vedersi segnali incoraggianti: "Un'analisi, per esempio, mostra che si sta stabilizzando l'andamento del rapporto fra il numero dei tamponi positivi e il totale dei tamponi eseguiti, finora sempre in salita", ha detto ancora Sestili. Anche il numero dei decessi "non segna un balzo verso l'alto". Ottimista anche il direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra: "le misure sembrano avere effetto", ha detto nella conferenza stampa della Protezione civile. "Misuriamo adesso quanto è accaduto 15-20 giorni fa. Adesso - ha aggiunto - è importante non abbassare la guardia in un momento così critico, nel quale si vede un rallentamento della velocità di incremento della curva e nei prossimi giorni speriamo in una diminuzione sostenuta della casistica".

Dello stesso avviso il vicecapo della Protezione Civile, Agostino Miozzo, per il quale "è importante che ci sia un rallentamento della curva, ma non possiamo aspettarci un'improvvisa diminuzione" e "dobbiamo osservare nei prossimi giorni gli effetti delle decisioni prese". Quanto all'incremento di circa mille casi positivi registrato rispetto a mercoledì, "l'ipotesi - per Miozzo - è che ci sia stato un accumulo di risultati di tamponi fatti nei giorni precedenti. Ma la cosa importante - ha aggiunto - è la velocità di incremento della curva che apparentemente sembra rallentare". Di certo non si deve abbassare la guardia ed è "fondamentale - ha detto Guerra - continuare la politica di isolamento domiciliare, a seconda delle condizioni dei pazienti. Per i pauci-sintomatici è fondamentale per allentare la pressione sugli ospedali. Ciò non vuol dire chiudere a chiave persone senza pensare alle loro esigenze. Serve un'assistenza domiciliare integrata, psicologica e di monitoraggio dei parametri vitali".

Un altro tema di primo piano è la protezione del personale sanitario: "I livelli di contagio sono elevati e questo significa che il personale si è esposto in prima persona. Queste persone devono essere tutelate, non soltanto con dispositivi e mascherine ad hoc. Deve essere anche garantita loro la capacità diagnostica per capire se sono positivi. E che non vengano esposti alla possibilità di contagiare i loro pazienti". Fare i tamponi a medici e infermieri è importante, ha aggiunto, anche considerando che "quanto più precocemente si cominciano le terapie, più è positivo il risultato clinico". Sul fronte della ricerca, infine, nuovi dati confermano che l'epidemia da coronavirus abbia affondato le radici in Lombardia già in gennaio: all'indomani della pubblicazione della ricerca statistica che ne ha individuato le origini a partire dal primo gennaio, l'analisi dei dati genetici condotta dall'Università Statale di Milano indica il virus ha iniziato a circolare in modo nascosto già da fine gennaio in Europa e in Italia.

Exit Strategy

E' già il momento di pensare a come tornare lentamente a una vita normale: manca purtroppo ancora molto, ma è tempo di prepararsi fin da adesso perché, come ha rilevato oggi la rivista Nature, "non c'è ancora una chiara strategia di uscita da questa fase critica". A questo proposito "c'è una grande riflessione da fare", ha detto il fisico Giorgio Parisi, dell'Università Sapienza di Roma. "Anche le misure che si adotteranno dopo questa fase iniziale sono "misure concrete, sulle quali non si è ancora riflettuto".

Sarà la ricerca a indicare la strada giusta, ha rilevato Nature. Si tratta di decidere, per esempio, quali attività potranno riprendere per prime e con quali intervalli, chi potrà tornare al lavoro subito e chi dovrà aspettare. Potrebbe essere messa in atto una sorta di staffetta, come quella individuata dal modello allo studio in Israele. Ecco che cosa prevedono le prime simulazioni che gli studi in atto stanno prendendo in considerazione:

AZIENDE: le prime a riaprire, probabilmente da metà aprile

NEGOZI, BAR, RISTORANTI: in attività nella seconda metà di aprile, con l'obbligo di mantenere la distanza di sicurezza all'interno

SCUOLE: riapertura all'inizio di maggio

Questi invece gli scaglioni per fasce di età:

FINO A 55 ANNI: i primi a tornare al lavoro

DA 55 A 65 ANNI: rientro al lavoro a un mese di distanza dalla prima fascia d'età

DOPO 65 ANNI: proseguire con misure severe di protezione Riaprire in modo graduale scuole e aziende in aprile, permetterà di rinviare in ottobre l'eventuale secondo picco di contagi, come indica un modello elaborato per la città cinese da cui è partita la pandemia, Wuhan.

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