
Neuromed di Pozzilli dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3
Uno studio condotto dai ricercatori del laboratorio di Neurofarmacologia dell'I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3, nello sviluppo del sistema nervoso immediatamente dopo la nascita. Alterazioni di questi recettori nelle fasi iniziali della vita sono considerate alla base di patologie psichiatriche, soprattutto della schizofrenia. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica FASEB Journal, è stata condotta in collaborazione con Istituti di ricerca italiani ed internazionali, tra gli altri l'Università Sapienza di Roma, l'Università di Lund in Svezia, l'Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli e l'Università di Lille in Francia.
"I modelli sperimentali animali - spiega la dottoressa Tiziana Imbriglio - ci hanno permesso di identificare un ruolo fondamentale dei recettori mGlu3 nel corretto sviluppo, dopo la nascita, delle connessioni nervose che formano gli interneuroni GABAergici". Gli interneuroni sono una categoria di cellule nervose con una funzione di coordinamento delle informazioni sensoriali e delle relative risposte, una specie di centralina, in parole povere. Proprio una loro disfunzione sembra implicata nella comparsa di una patologia psichiatrica come la schizofrenia. "I recettori mGlu3 - continua il dottor Remy Verhaeghe - sono fondamentali, secondo le nostre ricerche, per il corretto sviluppo e la specializzazione degli interneuroni, ma anche per un meccanismo più ampio legato alla sincronizzazione delle reti nervose all'interno del cervello". È da considerare che studi precedenti hanno dimostrato come alcune particolari caratteristiche genetiche siano associate con patologie psichiatriche. "Siamo solo agli inizi di un lungo cammino - commenta la dottoressa Milena Cannella - ma la nostra ipotesi è che, in presenza di queste varianti genetiche, un intervento farmacologico sui recettori mGlu3, da compiere nelle prime fasi della vita, potrebbe avere un'azione preventiva nei confronti dei soggetti a rischio di sviluppare la schizofrenia".
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