Covid, spesi due miliardi per i Dpi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 02/07/2020 19:00

L'Anac denuncia aumenti di prezzo abnormi rispetto a quelli ante epidemia

"Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3 miliardi (3,04 mld per l’esattezza). La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell’emergenza, ovvero quello compreso fra il 1° marzo e il 10 aprile. La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi), che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (1 mld e 165 mln) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 mln)".
 


 
Questi alcuni dei dati presentati dall'Autorità nazionale anticorruzione alla Camera nella sua Relazione annuale partendo proprio dalle iniziative messe in campo nei tempi più recenti per fronteggiare la crisi.
 
Dal rapporto, ripreso da Quotidiano Sanità, si evince poi come la spesa legata all’emergenza Covid sia stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è invece del 4,5%.
 
Da segnalare in particolare l’operato del Dipartimento della Protezione civile e della Consip (nominata dal Dipartimento soggetto attuatore), che - si legge nella Relazione Anac - “hanno effettuato affidamenti finalizzati alle esigenze di tutto il territorio nazionale, privilegiando nel periodo osservato le regioni nelle quali l’emergenza ha manifestato il maggiore impatto sulla popolazione”. Dall’esame dei dati si rileva come il binomio Protezione Civile-Consip abbia effettuato gare per oltre 1 miliardo di euro.

L’emergenza ha determinato, com’era prevedibile, un impatto molto rilevante sulla finanza pubblica - si legge nella Relazione annuale dell’Anac -. A questo dato, legato in parte alle naturali dinamiche del mercato connesse all’accaparramento di tali prodotti sullo scenario internazionale, non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura, come già emerso da svariate indagini della magistratura. È evidente, peraltro, che queste spese sono destinate ad una crescita consistente nel breve-medio periodo, visto che l’atteso riavvio delle attività dovrà essere supportato da una più ampia e capillare distribuzione di dispositivi di protezione individuale e dei sistemi di diagnosi. La domanda di tali beni potrebbe quindi attestarsi su valori multipli rispetto a quelli relativi al periodo già trascorso, impegnando una quota ancora più ingente della spesa pubblica nazionale”. 
 
Queste le principali criticità elencate dall'Anac:
- abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale
- scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste
- retrocessione dell’aggiudicatario dall’offerta, mancata stipula del contratto, mancato avvio o interruzione della fornitura
- ritardi rispetto al/i termine/i di consegna
- mancato possesso, da parte dell’affidatario, dei requisiti di ordine generale necessari per contrarre con la Pubblica amministrazione
 
Nel 2019 mercato degli appalti a 170 mld (+23%): mai così alto. Oltre 30 mld in più del 2018
Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è attestato a 170 miliardi di euro, oltre 30 mld in più del 2018 (+23%): una cifra record, mai toccata dal settore in precedenza. Dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice, la crescita è stata del 69%. La crescita è stata anche quantitativa: gli appalti banditi nel 2019 sono stati infatti quasi 154mila, circa 12mila in più del 2018 (+8%).
 
Ora, però, "l'emergenza Covid ha cambiato completamento lo scenario. Benché si tratta di dati ancora provvisori che devono essere consolidati, nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 miliardi), mentre alcune Regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto addirittura registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 milioni)".
 
Anac rimarca che l'emergenza sanitaria ha congelato 22 mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, che "non sono ancora state "perfezionate" (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente". 

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