
Gimbe: riguarda un milione di persone, il 97% del saldo attivo finisce in quattro regioni del Nord
Per curarsi fuori regione si sono spostati in Italia ben 4,6 miliardi di euro nel 2018: un flusso di soldi, abbastanza costante negli ultimi anni, che scorre dal Sud al Nord del Paese ed è specchio di un fenomeno che, nel 2018, ha interessato ben un milione di cittadini. E' quanto emerge dal report dell'Osservatorio Gimbe "La mobilità sanitaria interregionale". I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Si tratta di uno spostamento di soldi tra regioni che non modifica quanto dovuto dal paziente al Servizio Sanitario. Ciò non toglie che il cittadino paga un costo per questi viaggi della speranza, difficile però da conteggiare.
Da Aiop e Regione nuova difesa dell’integrazione tra pubblico e privato come punto di forza del modello lombardo. Ma tra finanziamenti pubblici, accreditamenti e gestione delle criticità, resta aperto il tema della governance reale del sistema
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.
Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
L’Associazione Nazionale Fisiatri interviene sul Ddl Prestazioni sanitarie chiedendo che diagnosi, prognosi e indicazioni terapeutiche restino chiaramente attribuite al medico.
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale richiama il rischio di “20 sistemi diversi” sul suicidio medicalmente assistito. Intanto il confronto parlamentare resta difficile e le Regioni iniziano a costruire modelli organizzativi differenti
Dopo l’apertura di Gemmato al dialogo, il sindacato dei medici di famiglia mantiene lo stato di agitazione ma rilancia la trattativa. Il confronto si sposta sempre di più sul futuro modello professionale della medicina generale
Dopo le aperture del Governo, anche il Sindacato Medici Italiani conferma la disponibilità a trattare sulla riforma. Restano forti le criticità ma il confronto entra in una fase più negoziale
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