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Le cure fuori regione sono costate 4,6 miliardi nel 2018

Gimbe: riguarda un milione di persone, il 97% del saldo attivo finisce in quattro regioni del Nord
Sanità pubblica

Per curarsi fuori regione si sono spostati in Italia ben 4,6 miliardi di euro nel 2018: un flusso di soldi, abbastanza costante negli ultimi anni, che scorre dal Sud al Nord del Paese ed è specchio di un fenomeno che, nel 2018, ha interessato ben un milione di cittadini. E' quanto emerge dal report dell'Osservatorio Gimbe "La mobilità sanitaria interregionale".  I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Si tratta di uno spostamento di soldi tra regioni che non modifica quanto dovuto dal paziente al Servizio Sanitario. Ciò non toglie che il cittadino paga un costo per questi viaggi della speranza, difficile però da conteggiare.

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"L'impatto economico della mobilità sanitaria - afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - è molto più elevato di 4,6 miliardi. E' difficile quantificare i costi sostenuti da pazienti e familiari per gli spostamenti, così come i costi indiretti legati alle assenze dal lavoro e permessi retribuiti".  Dai dati si evince, che il 97,4% del saldo attivo, circa 1,34 miliardi, confluisce nelle casse di sole 4 regioni e tutte del Nord: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. L'84% del saldo passivo, ovvero 1,44 miliardi, grava invece su 6 regioni del Centro Sud: Campania, Calabria, Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo. 

Sanità pubblica
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