
na modifica "guidata" da professionisti ne riduce il rischio
Modificare lo stile di vita può ridurre il rischio di demenza per gli over-65 che manifestano i primi sintomi di Alzheimer. A dirlo è una ricerca dell'Australian National University. In un articolo pubblicato sul Journal of the American Geriatric Society gli studiosi hanno descritto il loro lavoro che si è concentrato, per un intero semestre, su 119 persone e sulle loro modifiche dello stile di vita. Gli anziani sono stati divisi in due gruppi: uno, controllato da dietologi e fisiologi, che doveva tenere il cervello allenato e seguire la dieta mediterranea, l'altro, invece, doveva seguire una serie di istruzioni on line per cambiare in modo indipendente il proprio stile di vita. Alla fine dei sei mesi chi faceva parte del gruppo guidato aveva un rischio inferiore di Alzheimer e migliori capacità cognitive rispetto a chi, invece, ha dovuto fare da solo.
fonte: Journal of the American Geriatric Society, ansa
Uno dei messaggi più solidi emersi dalle sessioni scientifiche riguarda il consolidamento dei biomarcatori plasmatici come strumenti di primo livello nello screening dell’AD.
Dal congresso internazionale AD/PD emerge un cambio di paradigma: la malattia di Alzheimer non è più una singola entità, ma un mosaico di sottotipi molecolari, spostando l'attenzione verso una diagnosi biologica sempre più raffinata e personalizzata.
Le evidenze emerse dal congresso internazionale AD/PD 2026 delineano con crescente chiarezza un cambio di paradigma nella comprensione e nel trattamento della malattia di Alzheimer (AD).
Dalle evidenze emergenti sui biomarcatori plasmatici alle nuove traiettorie molecolari: il congresso AD/PD 2026 segna una svolta verso una medicina di precisione sempre più concreta nella malattia di Alzheimer.
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