
L'immunoterapia e la chemioterapia insieme sono un trattamento efficace, di prima linea, per i pazienti colpiti da tumore all'esofago e della giunzione gastroesofagea. È questo uno dei risultati presentati al Congresso della Società europea di Oncologia medica (Esmo) che hanno riguardato uno studio di fase 3 che ha valutato il pembrolizumab, in combinazione con una chemioterapia a base di platino. Proprio questo trattamento combinato ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale, riducendo il rischio di morte del 27% rispetto a quei pazienti in cura con la sola chemioterapia. Questa soluzione combinata, inoltre, ha migliorato significativamente la sopravvivenza libera da progressione di malattia, riducendo il rischio di progressione della malattia o di morte del 35% in tutti i pazienti in trattamento.

Il farmaco di Servier ha ricevuto il riconoscimento nella categoria Neuroscienze e Psicofarmacologia. Lo studio di fase III INDIGO ha evidenziato una riduzione del 65% del rischio di progressione o morte e un ritardo nel ricorso a trattamenti success

Studio randomizzato statunitense nel carcinoma polmonare a piccole cellule esteso: serplulimab più chemioterapia ha mostrato sopravvivenza mediana di 12,39 mesi contro 10,15 con atezolizumab, senza dimostrarne la superiorità.

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.
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