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Anestesisti, Centro-Sud in difficoltà in meno di un mese

Potrebbe essere l'inizio della seconda ondata
Anestesia e Rianimazione

Non siamo ancora in una situazione di emergenza, ma per le Terapie intensive è già scattato il "semaforo giallo di allerta". Con il costante aumento dei casi di Covid-19, ormai da 10 settimane consecutive, anche i posti letto in rianimazione si stanno progressivamente occupando ed a preoccupare sono soprattutto le Regioni del Centro-Sud. Se il trend dei casi continuerà a crescere, senza ulteriori misure di contenimento, avvertono gli anestesisti-rianimatori, le terapie intensive nel Meridione entreranno in sofferenza nel giro di meno di un mese. 

"Al momento siamo in una situazione di semaforo giallo di allerta per le Terapie intensive", avverte Flavia Petrini, membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) e presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti). La situazione "è in evoluzione - rileva - e negli ospedali con terapie intensive per pazienti Covid stiamo stimando il progressivo andamento".  Nei mesi post lockdown, il numero dei posti letto in Terapia intensiva a livello nazionale è stato implementato e, secondo le stime, gli ospedali su tutto il territorio nazionale dovrebbero potenzialmente poter disporre di circa 11.000 posti letto, pari a circa il 115% in più rispetto al passato. Prima della pandemia infatti, sottolinea il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), Alessandro Vergallo (nella foto), "i posti in rianimazione disponibili a livello nazionale erano poco più di 5mila, di cui circa 3.200 al Nord e 1.800 al Centro-Sud".

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Al momento, spiega, "in nessuna Regione si registra ancora una situazione di criticità legata alla disponibilità di posti letto. Per ora stiamo reggendo l'impatto, ma va detto che i pazienti ricoverati presentano lo stesso livello di gravità che abbiamo visto nella prima fase della pandemia". Tuttavia, "se l'andamento dei casi continuerà con i ritmi ed i numeri attuali, e senza misure ulteriori, stimiamo che in meno di un mese le terapie intensive al Centro-Sud, soprattutto in Lazio, Campania e Sicilia, potranno andare in sofferenza in termini di posti letto disponibili".  Dunque, avverte, "siamo molto preoccupati per le Regioni meridionali, dove i posti in intensiva non sono stati implementati dappertutto e dove rileviamo anche una maggiore impreparazione a far fronte ad un eventuale peggioramento della situazione. Questo anche sotto il profilo gestionale degli ospedali a partire dalla garanzia di percorsi nettamente differenziati per pazienti Covid e no-Covid". Quanto alle previsioni sul breve termine, il presidente degli anestesisti-rianimatori ospedalieri non si mostra ottimista: "Quella che stiamo vivendo in questi giorni potrebbe essere l'inizio della seconda ondata della pandemia da Covid-19 piuttosto che l'onda lunga terminale della prima fase pandemica. Questo - afferma - ci preoccupa, perchè presuppone un ulteriore aumento dei contagi. Potremmo essere dinanzi ad una fase di iniziale aumento esponenziale dei casi, e non più - rileva - dinanzi ad un aumento lineare più contenuto".

Insomma, lo scenario è preoccupante e l'assistenza sul territorio, con le cure domiciliari individuate quali possibile soluzione per evitare un nuovo intasamento degli ospedali, secondo Vergallo resta ad oggi ancora un 'punto interrogativo': "Per evitare una nuova emergenza ospedali, se la situazione dovesse peggiorare, sarebbe necessario garantire l'arrivo nei nosocomi dei soli casi gravi, mentre gli altri pazienti andrebbero appunto trattati a domicilio. Ma ad oggi, nessuno ha ancora specificato quali siano le cure che possono essere fatte al domicilio". Mancano, cioè, "indirizzi terapeutici definiti e chiari per le cure domiciliari. E questo - conclude Vergallo - nonostante se ne parli da mesi".

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