Tamponi dai medici di famiglia: no dai sindacati

Medicina Generale | Redazione DottNet | 09/10/2020 19:26

Molte le criticità rilevate dai sindacati. Intanto la Regione Lazio ha pubblicato il bando che farà da apripista alle altre regioni: cento medici hanno già aderito

No ai tamponi dai medici di base. All'indomani della proposta lanciata dalla Fimmg il fronte del no si schiera contro il provvedimento aumentando di ora in ora le fila dei dissenzienti. A fare da apripista è la Regione Lazio che ha già pubblicato il bando per acquisire, su base volontaria, la manifestazione d’interesse per l’elenco degli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nell’ambito della rete di sorveglianza regionale Covid-19.

In altre parole, chi vorrà, potrà effettuare tamponi rapidi nei propri studi e anche a domicilio. Si tratta di una misura, sottolineano dalla Regione, che "sarà il primo livello che si aggiunge al potenziamento dello screening per l'individuazione dei contagi da Coronavirus in corso nei drive-in e al completamento della rete dei laboratori privati, questi ultimi senza oneri a carico del servizio sanitario regionale". Il progetto pilota, coordinato dalla Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) di Roma, prevede di estendere le procedure di tracciamento dei positivi anche agli studi medici del territorio, in base a una serie di rigidi protocolli di sicurezza.

Intanto sono cento i primi medici di base pronti a rispondere all'appello e aprire i loro studi ai tamponi rapidi, da fare, in casi particolari, anche a domicilio. Vediamo però come funziona in pratica l'esame: dopo appena trenta minuti il paziente ottiene la risposta direttamente dal suo medico, mentre la fornitura delle macchinette per i test sarebbe a carico delle Asl. Nel bando della Regione Lazio si precisa che condizioni per poter accedere alle attività è da un lato la disponibilità di DPI e dall'altro la conoscenza delle procedure per la corretta effettuazione del prelievo di materiale biologico, quindi tampone naso faringeo, o altra modalità, e delle procedure di sicurezza per la gestione dei DPI e dei rifiuti speciali derivanti da tale attività, acquisite anche tramite formazione a distanza. 

Titoli preferenziali per l’inserimento nella rete di sorveglianza è la piena adesione alla campagna di vaccinazione antinfluenzale in corso e l’immediata disponibilità. "Auspico una disponibilità da parte dei medici e pediatri per questa importante attività di sorveglianza regionale per il Covid-19 – ha sottolineato nella nota l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato -. I medici di medicina generale stanno già fattivamente collaborando nelle Unità mobili USCA-R su cui finora non abbiamo mai avuto un caso positivo ed inoltre sono fortemente impegnati nella campagna vaccinale antinfluenzale ed hanno già a disposizione oltre 576mila dosi di vaccino per le fasce interessate. La cosa migliore per il cittadino è chiamare il proprio medico di famiglia o pediatra per prenotare il vaccino antinfluenzale".

I sindacati sono contrari
Non tutti i medici di base, però, sembrano essere d'accordo con il progetto. Secondo Cristina Patrizi, responsabile regionale area convenzionata del Sindacato Medici Italiani Lazio, "effettuare i tamponi negli studi dei medici di medica generale è da irresponsabili. Vogliamo fare una strage tra i medici di famiglia come è accaduto nelle Rsa della Lombardia, mentre nel Lazio le USCA-R non sono mai state praticamente messe nelle condizioni di essere a disposizione della domiciliarità per i medici di medicina generale?". Tra i pericoli che si corrono, secondo Patrizi, l'eventualità di mischiare i percorsi tra pazienti ordinari e pazienti ad alto rischio infettivologico all' interno di una abitazione civile dal momento che il 90% degli studi dei medici di famiglia si trova in stabili comuni e non dedicati. "Abbiamo già decine di medici di famiglia e di Continuità Assistenziale costretti a fare 6-7 ore di fila ai drive-in per fare i tamponi, costretti, a seguito di contatti stretti, tra visite ambulatoriali o domiciliari a pazienti positivi, perché per loro non sono stati neanche pensati percorsi prioritari per i tamponi, quindi, in fila per ore come tutti i cittadini. Vogliamo mettere la gente in fila anche nei condomini?".

Sulla stessa lunghezza dìonda anche Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani: "Negli studi dei medici di medicina generale non c’è la possibilità di mantenere separati il percorso sporco (casi sospetti Covid-19), con il percorso pulito (altri pazienti), essendo appartamenti in privati condomini. Si corre il rischio concreto di causare assembramenti e diffusione del virus. Rischiamo di fare da untori e lasciare scoperta l’assistenza di migliaia di cittadini malati cronici od oncologici, se mai dovessimo chiudere gli studi per sanificarli o metterci in quarantena", ha sottolineato, aggiungendo che "la medicina generale sta facendo uno sforzo sovraumano per supportare i cittadini e soprattutto i malati fragili. Non riconoscere il sacrificio fin qui fatto dei medici di medicina generale e negare la loro utilità sul territorio nell’arginare la pandemia è una vergogna".

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