Nuova stretta dal 6 marzo: pronto il Dpcm. Pasqua nel mirino

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 24/02/2021 18:53

Il timore sono le varianti. L'Italia sarà ancora divisa in zone colorate

 Pronto il nuovo Dpcm che "varrà dal 6 marzo al 6 aprile" e includerà, dunque, la festività di Pasqua del 5 aprile". Una strettaattesa che dovrà servire a non incrementare i contagi. Il ministro della Salute Speranza non ha dubbi: "le nuove varianti si fanno strada con un tasso di contagiosità elevato. Dire la verità al Paese è un obbligo che dobbiamo avvertire forte, anche quando queste verità sono scomode. I dati, come sempre, sono più chiari delle parole: siamo a un contagiato su 10 abitanti in Europa. Nel mondo 112 milioni di casi confermati e 2,5 milioni di morti", continua il ministro della Salute. Che, parlando poi delle varianti, è entrato nel dettaglio: "La presenza delle varianti condizionerà  l'epidemia: la variante inglese è presente nel 17,8% dei casi e sarà presto prevalente e la sua maggiore diffusione rende indispensabile alzare il livello di guardia, ma fortunatamente non compromette efficacia dei vaccini. Le altre due varianti sono più insidiose per la ridotta efficacia dei vaccini. La loro diffusione è minore ma è necessario isolare i focolai".

Le misure: l'Italia divisa

L'Italia continuerà a essere divisa in 'zone colorate' in base ai vari livelli di criticità. "Sarebbe un grave errore se all'improvviso, senza alcuna evidenza scientifica, affrontassimo in modo diverso dagli altri Paesi l'emergenza. Differenziare le misure sul piano regionale legando le scelte a parametri scientifici ci consente di agire in modo proporzionale, e ci ha permesso finora di non ricorrere ad altri lockdown generalizzati, a differenza di altri Paesi che ne hanno fatti due o addirittura tre - spiega Speranza parlando al Senato - Ritengo sia utile anche alla luce delle varianti, favorire un nuovo confronto in un tavolo tecnico tra Iss e Ministero per delineare il quadro in cui siamo".

In questo contesto la parte del leone la fanno ovviamente i vaccini. Per il ministro "la consegna puntuale delle dosi che abbiamo per tempo opzionato è cruciale per una buona riuscita della campagna vaccinale. L'Italia non si rassegna alla riduzione rispetto ai contratti siglati in ambito europeo che le assegnano una quota del 13,46% per ogni accordo sottoscritto. Stiamo esercitando il massimo di pressione sulle aziende produttrici affinché si trovino le soluzioni necessarie ad aumentare la produzione". E per raggiungere questo obiettivo "vanno perseguite tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa e come hanno sostenute numerose personalità davanti a un'emergenza di queste proporzioni non regge l'idea di una proprietà esclusiva dei brevetti. Il vaccino deve essere un bene comune accessibile a tutti e non un privilegio di pochi. Inoltre dobbiamo continuare a investire per sostenere e sviluppare il sistema italiano della farmaceutica, non per coltivare un'illusoria autosufficienza nazionale, ma per essere un partner sempre più autorevole a livello mondiale".

Gli obiettivi della campagna vaccinale sono tre: concludere al più presto la Fase 1 mettendo in sicurezza operatori sanitari, ospiti delle Rsa e "over 80", poi tutelare le categorie più vulnerabili individuate insieme al Consiglio superiore di sanità e in terzo luogo vaccinare il personale della scuola e gli operatori dei servizi pubblici essenziali, cui va dato il vaccino AstraZeneca. "Ai milioni di italiani che aspettano il loro turno - spiega Speranza - dico che i ritardi saranno superati e che giorno dopo giorno aumenterà la quota di vaccinati. L'Italia sarà all'altezza della sfida".

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