Scotti: Noi medici di famiglia senza dignità, adesso basta

Sindacato | Redazione DottNet | 30/04/2021 21:49

Ipotesi stato di agitazione: "Tra compiti certificatori, green pass, vaccini e adesso anche le case di comunità siamo sempre più oberati"

Silvestro Scotti, segretario Fimmg, è un fiume in piena. Tra compiti aministrativi, rimborsi vaccini da miseria "stiamo mettendo in discussione la nostra dignità". "Adesso basta, siamo davvero stanchi", sbotta Scotti. Dichiarare uno stato di agitazione in questo momento sicuramente non è un'azione popolare, "ma chiediamo che le nostre esigenze vengano rispettate". Con l'avvento del green pass il compito dei medici di famiglia sarà appunto quello di rilasciare la certificazione: "Abbiamo per il momento chiesti ai collehi di evitare il rilascio di certificazioni inerenti il Green Pass in attesa di maggiori chiarimenti", precisa Scotti. "Tra l'altro il medico deve certificare solo ciò che gli compete e non ciò che hanno fatto altri colleghi: c'è il rischio di incappare in un falso ideologico, perciò aspettiamo ragguagli operativi". E poi aggiungere anche il pass significa aggravare ulteriormente il già incombente carico certificativo, tuona il numero uno della Fimmg: "abbiamo fatto i test sierologici, i tamponi, facciamo i vaccini con tanto di attestato - sottolinea Silvestro Scotti - credo che siamo ormai al limite". "Pensi che quando somministro i vaccini devo anche pagare un'infermiera: alla fine mi resta ben poco di un compenso che se vogliamo dirla tutta è lo stesso di farmacisti e odontoiatri che non hanno però la nostra specializzazione".

E' un grido di dolore, dunque, quello che lancia il segretario della Fimmg. In un momento in cui invece il ruolo del medico di famiglia ha avuto e sta avendo un compito indispensabile, come sostiene Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell'Irccs San Raffaele di Milano: "La terapia più efficace contro il coronavirus Sars-CoV-2? Si chiama medico di medicina generale. Iil medico di famiglia, le cure primarie, quell'insieme che viene definito il territorio, è fondamentale, prioritario. E spero che a questa figura sia riservato un ruolo di grande responsabilità e prestigio nelle sfide che in futuro la medicina ci proporrà". Un auspicio finora disatteso:  "Voglio anche ricordare che ci erano stati garantiti fondi per la diagnostica di primo grado, ma anche quella bella iniziativa è finita nel dimenticatoio", incalza Scotti. "E adesso si aggiungono anche le case di comunità, l'ultima idea introdotta nel Piano di resistenza e resilienza, che non hanno senso su un territorio come il nostro", dice il leader Fimmg. Che poi precisa: "Realizzare 1600 case di comunità significa una struttura ogni 130 chilometri circa. Ovvero addio alla medicina del territorio, il paziente rischia di perdere l'assistenza e per giunta con la possibilità che queste case diventino strutture private, un po' come sta accadendo in Andalusia". Quale sarebbe la soluzione? "Quella che ripeto da sempre- replica l'esponente Fimmg -. I microteam, piccoli hub con tre medici che poi potrebbero afferire a strutture più grandi. Solo così sarebbe assicurata una medicina capillare". Ma c'è ancora chi parla di dipendenza per i medici di medicina generale: "Una follia - ribatte Scotti -. Sarebbe un costo per lo Stato insostenibile. L'unica dipendenza possibile sarebbe nel privato: così si risolverebbe anche il problema della formazione".  Insomma una partita complessa tutta da giocare con la grossa incognita del risultato.

Silvo Campione.

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