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Gimbe: si è avviata la quarta ondata della pandemia

Infettivologia | Redazione DottNet | 25/07/2021 18:16

Cartabellotta: "la progressiva diffusione della variante Delta sta determinando, come già avvenuto in altri Paesi europei, un'impennata del numero dei contagi, la cui entità è verosimilmente sottostimata dall'insufficiente attività di testing & tracing"

Dopo 15 settimane di discesa, i nuovi casi settimanali di Covid-19 registrati in Italia "hanno ripreso a salire sempre più rapidamente, certificando di fatto l'avvio della quarta ondata: da 5.306 nella settimana 23-29 giugno sino a 19.390 nella settimana 14-20 luglio. "Visto che i 19.152 casi degli ultimi 4 giorni confermano la crescita esponenziale nelle prossime settimane è realistico attendersi un notevole aumento dei contagi". Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che, dopo gli ultimi dati, fa il punto della situazione.   "Con l'avvio della quarta ondata - spiega Cartabellotta - la gestione della pandemia e la comunicazione pubblica devono tenere conto di vari aspetti: dinamiche della circolazione del Sars-CoV-2, potenziale impatto della Covid-19 sugli ospedali, efficacia dei vaccini, criticità di fornitura e somministrazione, estensione degli utilizzi del green pass e nuovi parametri per assegnare i 'colori' alle Regioni".  In particolare, evidenzia, "la progressiva diffusione della variante Delta sta determinando, come già avvenuto in altri Paesi europei, un'impennata del numero dei contagi, la cui entità è verosimilmente sottostimata dall'insufficiente attività di testing & tracing".  E sui ricoveri: "Nella settimana 14-20 luglio si è registrata, dopo 14 settimane di riduzione, una inversione di tendenza dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva. Al momento - evidenzia Cartabellotta - si tratta di piccoli incrementi che non generano alcun sovraccarico, ma che documentano comunque l'impatto ospedaliero dell'aumentata circolazione virale". Ma grazie alle coperture vaccinali, si legge nell'analisi della Fondazione Gimbe, "è ragionevolmente certo che rispetto alle ondate precedenti l'impatto del numero dei casi su ospedalizzazioni e terapie intensive sarà minore. Ma è bene ricordare che l'entità di tale impatto rimane proporzionale alla circolazione virale, che bisogna limitare il più possibile aderendo ai comportamenti raccomandati e vaccinando tutte le fasce di età, e inversamente correlato alla copertura vaccinale completa, in particolare di over 50 e fragili, da completare rapidamente".

Tenendo come riferimento il 21 luglio, il 62,1% della popolazione (oltre 36 milioni di persone) ha ricevuto almeno una dose di vaccino, segnando un incremento di +724.981 rispetto alla settimana precedente. Il 47,4% (più di 28 milioni) ha completato il ciclo vaccinale (+3.270.882 rispetto alla settimana precedente). Rimane stabile nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (3.857.622), con una media mobile a 7 giorni di 549.282 inoculazioni al giorno. «Il numero di somministrazioni giornaliere – precisa Cartabellotta – stabile ormai da settimane non decolla nonostante il potenziale organizzativo, per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale e la limitata disponibilità di quelli a mRNA».

AstraZeneca non viene più somministrato per le prime dosi, come dimostra il fatto che nell’ultima settimana il 99,3% delle somministrazioni sono stati richiami, mentre le somministrazioni di Johnson & Johnson sono ormai sporadiche (nell’ultima settimana in media 3 mila al giorno). Contemporaneamente non disponiamo di un numero di dosi di vaccini a mRNA sufficiente ad ampliare la platea dei vaccinandi. «In questo scenario – spiega Mosti – continua a scendere la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate: da oltre 2,9 milioni di prime dosi della settimana 7-13 giugno (74% del totale) sono precipitate a 583 mila della settimana 12-18 luglio (15% del totale), con una riduzione complessiva dell’80,3%».

La variante Delta

I casi di variante Delta sono sempre di più: la variante del Coronavirus si avvia a diventare prevalente. In quest’ottica preoccupano i quasi 4 milioni di over 60 non ancora vaccinati con la seconda dose e quindi a rischio malattia grave. Più nel dettaglio, 2,15 milioni (pari al 12%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose (ma ci sono grandi differenze tra le Regioni) e 1,79 milioni (il 10%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose. L’incremento delle coperture rispetto alla scorsa settimana è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, continua a stagnare il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età. Il trend di somministrazione delle prime dosi per fasce di età conferma l’appiattimento delle curve di chi ha più di 80 anni e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le altre classi d’età, con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche.

Efficacia dei vaccini

Vaccini anti-Covid efficaci oltre 88% e fino al 96% contro infezioni, ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e rischio morte con il completo ciclo vaccinale, meno con una singola dose (dal 70 all’80 per cento) in base ai dati dell’Istituto superiore di Sanità. Dati che «se da un lato confermano l’efficacia dei vaccini nel mondo reale dall’altro rilevano la necessità di mantenere le misure individuali raccomandate per limitare ulteriormente la circolazione del virus», aggiunge Cartabellotta, mettendo in evidenza che secondo i risultati pubblicati dall’Iss, il ciclo vaccinale completo ha un’efficacia molto elevata: 88% nel prevenire l'infezione, 95% nel ridurre l’ospedalizzazione, 97% nel prevenire il ricovero in terapia intensiva e 96% nel ridurre il rischio di morte. Percentuali che si riducono nelle persone vaccinate con dose singola rispettivamente a 70%, 81%, 89% e 80%.

Oggi la campagna vaccinale, di fatto, analizza la Fondazione Gimbe, può contare solo sui vaccini a mRNA Pfizer e Moderna, visto il flop di CureVac che non ha superato i test clinici e il progressivo 'tramontò dei vaccini a vettore adenovirale: infatti, AstraZeneca viene utilizzato solo per i richiami e di Johnson&Johnson vengono somministrate poche migliaia di dosi al giorno. «In altri termini - spiega Cartabellotta - rispetto alla previsione di oltre 94 milioni di dosi per il terzo trimestre, disporremo di circa 45 milioni di dosi di vaccini a mRNA, le cui consegne al momento si attestano intorno a 2,7 milioni di dosi la settimana». Se il ritmo di somministrazioni ormai da un paio di mesi si è attestato ben sopra 3,5 milioni settimanali, la percentuale di prime dosi sul totale si è ridotta di circa l’80% dalla settimana 7-13 giugno alla settimana 12-18 luglio. «Negli ultimi giorni - precisa Cartabellotta - le prime dosi sono in leggero aumento, ma continuano a risentire sia dalla necessità di completare i cicli vaccinali, sia dal numero di consegne insufficienti per ampliare la platea dei vaccinandi».

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