Quarta dose di vaccino in autunno. Moderna, i richiami saranno annuali

Infettivologia | Redazione DottNet | 07/01/2022 17:43

Una dose booster da 50 microgrammi aumenta di 37 volte gli anticorpi contro la variante Omicron. Record di casi con una brusca impennata

La quarta dose di vaccino covid probabilmente sarà necessaria, con riflettori puntati sull'autunno 2022. Lo dice Stephane Bancel, Ceo di Moderna, una delle due aziende produttrici di vaccino mRna. L'efficacia della dose booster è destinata a diminuire nel corso dei mesi, come è accaduto dopo le 2 dosi del ciclo ordinario di vaccinazione. "Sarei sorpreso di ricevere nelle prossime settimane dati in base ai quali" la dose booster "tenesse bene nel corso del tempo. Mi aspetterei che non reggesse alla grande", le parole di Bancel - come riferisce Cnbc - durante un evento organizzato da Goldman Sachs.

Diversi paesi, compresi Gran Bretagna e Corea del Sud, stanno già ordinando dosi di vaccino per un quarto round. "Credo che avremo bisogno di dosi booster nell'autunno 2022 e oltre", dice, alludendo alla necessità di richiami annuali per i soggetti più anziani e per i fragili. "Abbiamo detto che, secondo le nostre convinzioni, questo virus non se ne andrà. Dovremo conviverci", aggiunge il Ceo.

L'apparizione della variante Omicron sulla scena potrebbe accelerare il passaggio dalla fase acuta a quella endemica della crisi. Allo stesso tempo, sottolinea Bancel, serve prudenza: l'ultima variante ha colto di sorpresa la comunità scientifica e la situazione potrebbe ripetersi. "E' totalmente impossibile prevedere se sia in arrivo una nuova variante tra un giorno, una settimana, 3 mesi. E se sia peggiore in termini di gravità della malattia. Bisogna solo essere cauti".

A dicembre, Moderna ha pubblicato uno studio premiliminare evidenziando che una dose booster da 50 microgrammi aumenta di 37 volte gli anticorpi contro la variante Omicron. Con una dose di 100 microgrammi, si arriva a 83 volte. Dati raccolti in Gran Bretagna dalla U.K. Health Security Agency mostrano che, 20 settimane dopo la seconda dose Pfizer o Moderna, l'efficacia contro l'infezione sintomatica provocata da Omicron scende al 10%. Lo stesso report indica che la protezione sale al 75% a 2 settimane dalla dose booster. L'efficacia, però, comincia a calare dopo 4 settimane. Ecco perché, quindi, l'ipotesi di una quarta dose è concreta secondo Bancel. Recentemente anche il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, ha fatto riferimento alla necessità della quarta dose e ha prospettato anche un intervallo più breve per contrastare gli effetti di Omicron.

Intanto è record dell’incidenza settimanale dei casi che questa settimana toccano il picco di 1.669 casi per 100 mila abitanti rispetto ai 783 della passata rilevazione. Brusca risalita anche dell’indice Rt che arriva a 1,43 rispetto all’1,18 di sette giorni fa. Aumenta l’occupazione dei letti ospedalieri e Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana e Valle d’Aosta superano le soglie e da lunedì passeranno in zona gialla.
 
Ecco i dati principali emersi dalla cabina di regia:
L’incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare rapidamente: 1669 ogni 100.000 abitanti (31/12/2021 -06/01/2021) vs 783 ogni 100.000 abitanti (24/12/2021 - 30/12/2021), dati flusso ministero Salute. Nel periodo 15 dicembre – 28 dicembre 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,43 (range 1,23 – 2), in forte aumento rispetto alla settimana precedente e ben al di sopra della soglia epidemica. É in forte aumento anche l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt = 1,3 (1,27-1,32) al 28/12/2021 vs Rt = 1,11 (1,08-1,13) al 20/12/2021. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 15,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 06 gennaio) vs il 12,9% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 30 dicembre). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 21,6% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 06 gennaio)   vs il 17,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 30 dicembre).
 
10 Regioni/PPAA sono classificate a rischio alto, di cui 3 a causa dell’impossibilità di valutazione, 11 Regioni/PPAA risultano classificate a rischio moderato secondo il DM del 30 aprile 2020. Tra queste, sei Regioni/PPAA sono ad alta probabilità di progressione a rischio alto secondo il DM del 30 aprile 2020. Quasi tutte le Regioni/PPAA riportano almeno una singola allerta di resilienza. Dieci Regioni/PPAA riportano molteplici allerte di resilienza. In forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (309.903 vs 124.707 della settimana precedente). È in aumento la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (50% vs 48%) e aumenta anche la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (34% vs 31%).

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