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Alzheimer e la ricerca: in Italia si studiano geni e stili di vita

Airalzh, la genetica non è modificabile ma le abitudini sì
Neurologia

Se la predisposizione genetica non è modificabile, per prevenire l'Alzheimer è importante adottare un corretto stile di vita e mantenersi attivi, sia fisicamente, che nella vita sociale. Su questi aspetti indagano diversi progetti di ricerca promossi dall'Associazione Italiana Ricerca Alzheimer (Airalzh). Al momento non esiste una cura per l'Alzheimer e, per comprenderne meglio le origini, una delle principali sfide della ricerca è quella di caratterizzare meglio i fattori di rischio identificando i processi fisiopatologici in gioco e, quindi, proporre nuovi bersagli terapeutici. Si ritiene che la maggior parte dei casi di Alzheimer, di cui si celebra domani la giornata mondiale, sia causata dal mix di predisposizione genetica con fattori ambientali. Una recente ricerca internazionale pubblicata su Nature ha individuato 75 regioni del genoma associate all'Alzheimer, 42 delle quali mai implicate prima. "Questo studio - spiega Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia presso l'Università di Firenze, coinvolto nella ricerca - è un enorme passo in avanti per capire meglio i meccanismi cellulari alla base dell'Alzheimer.

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Era noto che ha una forte componente genetica, ma le 42 nuove regioni scoperte hanno aperto ulteriori strade per la ricerca terapeutica".   A pesare però, accanto ai geni, sono anche le abitudini, a partire da ciò che si mangia. "Fatto confermato - prosegue Sorbi - anche da una ricerca internazionale che ha analizzato le diete di oltre 2000 adulti raffrontandole con l'incidenza della malattia". Per questo, Airalzh, con il Bando AGYR 2021 (Airalzh Grants for Young Researchers), continua a finanziare la ricerca premiando progetti su stili di vita e prevenzione. Tra quelli che vedono attualmente coinvolte diverse università italiane, uno si propone di studiare come le nanoplastiche assunte tramite acqua potabile possa avere effetto neurotossico sul cervello. Un altro indaga su fattori di rischio vascolari e un altro ancora, l'interazione dell'attività fisica con i disturbi della memoria.

Neurologia
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