
I più inaffidabili lavanderie, noleggio auto, getsione impianti sportivi e ristoranti. Bene farmacie, studi medici, attori e notai
Da una parte lavanderie, noleggi auto, impianti sportivi, ristoranti. Dall'altra notai, attori, studi medici e farmacie. Agli occhi del fisco sono queste alcune delle categorie meno virtuose e più virtuose sulla base dell'"affidabilità" delle dichiarazioni dei redditi presentate. A stilare la classifica è Il Sole 24 Ore sulla base dei dati pubblicati dal dipartimento Finanze. Molise, Basilicata e Calabria hanno la più alta percentuale di contribuenti a rischio evasione rispetto al totale. Solo circa il 40% delle dichiarazioni dei redditi in queste regioni è considerato affidabile. A livello provinciale, Isernia, Taranto e Nuoro sono al vertice della classifica del rischio evasione, mentre Trento, Lecco e Belluno occupano gli ultimi posti. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico, il fisco utilizza un algoritmo basato su una complessa struttura di parametri per calcolare gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale, applicandoli a 2,73 milioni di lavoratori autonomi.
Questo significa che il reddito dichiarato è adeguato al contesto economico e alle caratteristiche specifiche dell'attività, permettendo regole più semplici per compensazioni e rimborsi e riducendo i tempi per gli accertamenti. Come spiega il Sole 24 Ore, nell'84% delle categorie monitorate, oltre la metà dei contribuenti ha presentato dichiarazioni fiscali inaffidabili. L'anno scorso, 1,53 milioni di lavoratori autonomi hanno presentato dichiarazioni non attendibili, con un aumento del 14%, superando il tasso di crescita complessivo (13%) dei contribuenti valutati dalle pagelle fiscali. Il mondo degli autonomi è diviso dai parametri Isa in 175 categorie: di queste, 147 (appunto l'84%) sono composte in prevalenza da pagelle fiscali inferiori a 8, che mediamente riportano un reddito da 22.165 euro
"Dalla mappa del rischio evasione disegnata dalle dichiarazioni dei redditi delle partite Iva - spiega Il Sole 24 Ore - emerge una classifica della tendenza al nero costruita in base alla quota di contribuenti che in ogni categoria non riesce a raggiungere nelle pagelle fiscali il voto "8", cioè la soglia minima che secondo l'amministrazione finanziaria indica l'affidabilità della dichiarazione".
A guidare la classifica sono i 7.645 titolari di lavanderia cha, con una percentuale di inaffidabilità indicata al 78,5% dalla tabella del quotidiano economico. Sopra la soglia del 70% sono in totale quindici categorie: dopo le lavanderie seguono il noleggio auto; la gestione di impianti sportivi; i ristoranti; le pelliccerie; l'assistenza ad anziani e disabili; i sondaggisti; la pesca e l'acquacultura; la lavorazione di te e caffè; associazioni e organizzazioni; panetterie; officine; i gestori di spazi culturali, sportivi e ricreativi; le discoteche; le attività finanziarie e assicurative. Ecco il dettaglio:
Lavanderie 78,5%
Noleggio auto 77,9%
Gestione impianti sportivi 76,3%
Ristoranti 72,8%
Pelliccerie 72,5%
Assistenza anziani e disabili 72,4%
Sondaggisti 71,9%
Pesca e acquacoltura 71%
Lavorazione the e caffè 70,9%
Associazioni e organizzazioni 70,6%
Ci sono poi altre categorie che registrano invece "pagelle fiscali brillanti" dal punto di vista del tasso di "affidabilità": il Sole 24 ore sottolinea che farmacie e studi medici, e più in generale le professioni ordinistiche, toccano il 75%, dato "alimentato anche dal contrasto di interessi che aumenta il valore dei pagamenti tracciabili grazie anche agli sconti fiscali". Tra le dieci categorie di contribuenti con le minori percentuali di "inaffidabilità" ritroviamo:
Farmacie 25%
Studi medici 25,9%
Attori 39,7%
Notai 40,8%
Paramedici 42%
Fabbricazione di articoli in carta 42,4%
Dottori commercialisti, ragionieri, periti e consulenti del lavoro 42,6%
Professionisti informatica 43,5%
Geologi 44%
Veterinari 44,8%
Sentenza passata in giudicato: le Regioni non possono limitarsi a controlli formali sui titoli dei medici stranieri. Fnomceo: decisione destinata a orientare la giurisprudenza.
La sentenza n. 9246/2009 ritiene che“il lavoro straordinario possa essere compensato mediante la corresponsione di una indennità di risultato mirante a sanare anche l'eventuale superamento del monte ore settimanale fissato dalla contrattazione colle
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