
Paola Pedrini, “chi sostiene la dipendenza dei medici di famiglia, non ha compreso, o non vuole comprendere, che dietro slogan ad effetto si nasconde il rischio di distruggere un pilastro fondamentale della sanità nazionale”
Fimmg Lombardia esprime forte preoccupazione per alcune proposte, in fase di studio del Ministero della Salute e di alcune Regioni, che avrebbero come obiettivo la trasformazione dei medici di famiglia (oggi liberi professionisti convenzionati) in dipendenti del Servizio sanitario nazionale e sottolinea la propria ferma contrarietà alla trasformazione del rapporto in essere ritenendo che, “innanzitutto, penalizzerebbe pesantemente i cittadini, compromettendo il rapporto di fiducia con il proprio medico e indebolendo l'efficacia della sanità territoriale”.
L'attuale modello infatti, argomenta la Fimmg Lombardia, “consente ai cittadini di scegliere il proprio medico di fiducia, instaurando un legame fondamentale per una presa in carico personalizzata e vicina alle loro necessità. Con l'introduzione della dipendenza, invece, si verrebbe a creare un sistema in cui i pazienti sarebbero costretti a rivolgersi al medico di turno all’interno delle Case di Comunità, senza alcuna possibilità di scelta”.
Oltre 5.700 medici di famiglia mancanti in 18 Regioni e più di 8.000 in uscita entro il 2028. Per Gimbe la crisi è strutturale e aggravata dall’invecchiamento della popolazione.
Scadenza per l’adesione volontaria alla Onaosi. Possono iscriversi i medici non dipendenti pubblici entro dieci anni dall’iscrizione all’Ordine.
Il sindacato dei medici di famiglia interviene sulla proposta di legge e invita le altre sigle a evitare polemiche: il dibattito deve concentrarsi sul ruolo dei medici nel nuovo modello territoriale.
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