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Melanoma, vaccino a mRNA “fisso” raddoppia le speranze nei pazienti più gravi

Ascierto: “Risultato incoraggiante. Il prossimo passo sarà verificare l’efficacia in studi più ampi”
Oncologia

Per la prima volta un vaccino a mRNA ‘fisso’, più semplice ed economico da produrre rispetto ai vaccini personalizzati, si è dimostrato in grado di raddoppiare il tasso di risposta nei pazienti con melanoma avanzato e resistenti a più trattamenti standard, sia in combinazione con l’immunoterapia (cemiplimab) che da solo. A dirlo è stato Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, in occasione del congresso annuale dell’European Society For Medical Oncology (ESMO), in corso a Berlino.

“BNT111 è un vaccino terapeutico basato sulla tecnologia a RNA messaggero (mRNA), reso famoso dai vaccini sviluppati contro il Covid-19 – spiega Ascierto –. Ma in questo caso, non si tratta di prevenire un virus, bensì di curare un tumore, il melanoma. Si tratta di un vaccino fisso, perché non è creato su misura per le mutazioni uniche di un singolo paziente. È standardizzato per colpire un set di quattro antigeni (proteine) che sono presenti nella maggior parte dei melanomi. Il vaccino fornisce alle cellule dei pazienti una sorta di ‘manuale di istruzioni’, sotto forma di mRNA, per insegnare al sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule cancerose che esprimono quelle quattro specifiche proteine”.

  Lo studio ha coinvolto 184 pazienti con melanoma avanzato non operabile (stadio III o IV), che avevano già subito e fallito le terapie di blocco immunitario come gli anti-PD-(L)1, note per eliminare i ‘freni’ che impediscono al sistema immunitario di riconoscere e contrastare il cancro. Il risultato principale misurato, cioè il cosiddetto tasso di risposta obiettivo (ORR), è stato sorprendente, superando ampiamente le aspettative. “La combinazione di BNT111 e dell'immunoterapico cemiplimab ha raggiunto un tasso di risposta obiettivo del 18%, quasi il doppio rispetto al tasso storico del 10% che ci si aspetta in questa popolazione di pazienti, dimostrando l’efficacia statistica del nuovo approccio – dichiara Ascierto –. È stata osservata una risposta completa, un risultato eccezionale in oncologia, nell’11,7% dei pazienti trattati con la combinazione. Mentre dati di follow-up mostrano risposte profonde e durature, con un impatto positivo anche sulla sopravvivenza a lungo termine: quasi la metà dei pazienti (47,8%) trattati con la combinazione BNT111 + cemiplimab era ancora viva a 24 mesi (2 anni) e circa un quarto dei pazienti (25%) trattati con la combinazione era libero dalla progressione del tumore a 24 mesi”.

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Interessanti anche i risultati registrati nei pazienti a cui è stato somministrato solo il vaccino fisso. “La somministrazione del solo vaccino ‘fisso’ ha raggiunto un tasso di risposta obiettivo del 17% - precisa Ascierto–. È stata osservata una risposta completa (CR) nel 13% dei pazienti trattati in monoterapia. Mentre i dati di follow-up mostrano un impatto positivo anche sulla sopravvivenza a lungo termine: il 37,6% dei pazienti era ancora vivo a 24 mesi e, nello stesso periodo di 2 anni, il 21% era libero dalla progressione del tumore”. La somministrazione del vaccino, sia da solo che in combinazione, si è dimostrata ben tollerata e con un profilo di sicurezza gestibile. Gli effetti più comuni sono stati febbre e brividi. “Questi dati confermano il potenziale dei vaccini a mRNA ‘fissi’ come nuovo strumenti contro il melanoma avanzato – conclude Ascierto –. In una popolazione refrattaria ad altri trattamenti, vedere risposte obiettive, incluse remissioni complete, è un risultato incoraggiante. Il prossimo passo sarà verificare l’efficacia in studi più ampi”.

Oncologia
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