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San Raffaele, Anelli (FNOMCeO): “La sicurezza delle cure si garantisce solo verificando competenze e titoli esteri”

Sanità pubblica Redazione DottNet | 10/12/2025 11:13

Per Filippo Anelli (Presidente Fnomceo) il caso San Raffaele dimostra che il riconoscimento dei titoli esteri è una garanzia non negoziabile di sicurezza delle cure. Urgente sbloccare l’intesa Stato-Regioni.

La vicenda del San Raffaele non si esaurisce con il cambio ai vertici, ma continua a produrre effetti, riaprendo il dibattito sul modo in cui il Sistema Sanitario Nazionale garantisce la sicurezza delle cure in un momento di crisi e fragilità strutturale. Tra le voci più autorevoli intervenute sul tema, quella di Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, si distingue per la chiarezza della posizione: ogni professionista - per garantire la sicurezza delle cure al cittadino - deve esercitare con titoli verificati, competenze accertate e una piena padronanza della lingua italiana.


"Il riconoscimento dei titoli esteri non è una formalità: è un passaggio sostanziale a tutela della salute dei cittadini", afferma Anelli. E aggiunge: "A darci ragione questa volta non è un tribunale, ma il giudice più severo e incontestabile: la realtà dei fatti".

Non è una questione di provenienza ma di formazione

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Il riferimento al tribunale non è casuale. Anelli richiama infatti una recente decisione del TAR Lombardia che ha accolto il ricorso presentato dalla FNOMCeO contro la delibera regionale sul reclutamento dei professionisti formati all’estero, nella parte in cui veniva meno la verifica sostanziale delle competenze. È un passaggio che la Federazione aveva contestato in tutte le sedi e che il giudice amministrativo ha ritenuto non conforme ai principi di tutela della salute.
Accanto al caso lombardo, la FNOMCeO ha segnalato come diversi tribunali amministrativi abbiano riconosciuto la necessità di garantire controlli effettivi sui titoli conseguiti all’estero e sulla conoscenza della lingua italiana. Pur con le dovute differenze relative ai singoli provvedimenti, l’indirizzo complessivo è univoco: non si tratta di una battaglia corporativa, ma dell’applicazione concreta del principio di sicurezza delle cure, che richiede verifiche rigorose e uniformi per chiunque entri in corsia.

La posizione FNOMCeO è chiara e non riguarda in astratto l’origine dei professionisti, quanto la mancanza di controlli adeguati in alcune procedure di reclutamento adottate negli ultimi anni, spesso giustificate da motivi emergenziali che, però, non fanno altro che allargare la smagliatura nella trama del sistema. "Non lo diciamo certo con orgoglio, ma con amarezza", osserva ancora Anelli. "Questa superficialità nelle scelte avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi".

L’importanza di un confronto Stato-Regioni

Per evitare che si ripetano episodi come quello milanese, Anelli indica una priorità: "È urgente, ora più che mai - spiega - l’approvazione dell’intesa ferma in Conferenza Stato-Regioni, che prevede, da parte di commissioni istituite presso le Regioni, una verifica sostanziale e uniforme dei titoli conseguiti all’estero e l’iscrizione agli Albi italiani, che avviene a seguito del superamento di un esame di conoscenza della nostra lingua. Questo a tutela della salute dei cittadini, che devono essere tutti uguali di fronte alla salute e non possono scontare il prezzo di organizzazioni e programmazioni errate che hanno portato all’attuale carenza di professionisti".

La sicurezza delle cure come responsabilità di sistema

Il caso del San Raffaele diventa così un laboratorio di riflessione su un tema più ampio. La sicurezza delle cure non è un concetto astratto: è il risultato di processi rigorosi di verifica, di scelte politiche e amministrative corrette, di standard professionali che devono essere garantiti a prescindere da chi esercita. È la sola strada che può consentire al cittadino di affidarsi con serenità alle cure erogate dal Sistema Sanitario Nazionale, con la garanzia che qualsiasi operatore sia in grado di comprendere le sue necessità e interpretare correttamente i protocolli affidati. La tutela non può coniugarsi con scorciatoie organizzative.

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