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Farmaceutica italiana in forte crescita: export +33% nel 2025

Secondo Farmindustria servono nuove regole europee per ridurre le dipendenze strategiche e sostenere autonomia, innovazione e produzione
Aziende farmaceutiche

Il 2025 è stato un anno fortemente positivo per il settore farmaceutico italiano, trainato da una crescita sostenuta dell’export e da una tenuta industriale che si distingue nettamente dal resto della manifattura. Nei primi dieci mesi dell’anno le esportazioni hanno raggiunto i 58,8 miliardi di euro, con un incremento del 33,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, facendo del farmaco il primo comparto per crescita - a fronte di una media manifatturiera ferma al +3,4%.

Export in aumento e leadership industriale

I dati illustrati da Farmindustria mostrano un saldo estero positivo pari a 8,2 miliardi di euro. I principali mercati di destinazione restano l’Unione europea, che assorbe il 47% dell’export totale, seguita dagli Stati Uniti con il 23%, dalla Svizzera con il 14%, dal Regno Unito e dalla Cina. Particolarmente significativa la crescita verso gli Usa, che segna un +61% su base annua.

Un risultato che conferma il ruolo del farmaco come settore ad alta produttività, in grado di generare lavoro ad alto valore aggiunto poiché richiede qualità nella ricerca e capacità manifatturiera avanzata. Le prospettive per il 2026 indicano un’ulteriore espansione, con esportazioni che, in proiezione, potrebbero sfondare quota 70 miliardi di euro.

Autonomia strategica e nuove regole europee

Proprio per mantenere questi risultati il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha sottolineato la necessità di affrontare il tema delle dipendenze strategiche dell’Europa, in particolare per quanto riguarda i principi attivi e la produzione di medicinali essenziali. Un nodo che si intreccia con l’attuale instabilità, tanto geopolitica quanto commerciale, riferita alle crisi internazionali e alle politiche industriali degli Stati Uniti e dei Paesi asiatici.

Secondo Farmindustria, l’Europa deve incentivare la produzione interna, accelerare i processi regolatori e ridurre le lungaggini burocratiche. In questo quadro rientra anche il superamento del meccanismo del payback - che nel 2025 ha pesato per circa 2,3 miliardi di euro sulle imprese del farmaco - e la necessità di garantire tempi più rapidi e omogenei di accesso ai farmaci sul territorio nazionale.

Il settore, pur non dichiarandosi spaventato dall’attuale fase di incertezza globale, rivendica un ruolo centrale nella sicurezza sanitaria e industriale del Paese e dell’Unione europea, chiedendo politiche in grado di sostenere investimenti, ricerca e produzione nel medio-lungo periodo.

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