
La pandemia di COVID-19 causata dal virus SARS-CoV-2 ha avuto un impatto globale devastante, ma gli effetti a lungo termine sull'organismo umano, in particolare quelli di tipo intergenerazionale e transgenerazionale, rimangono ancora poco esplorati.
Studi recenti suggeriscono che l'infezione paterna possa influenzare i fenotipi della prole, alterando il contenuto di RNA negli spermatozoi e contribuendo a cambiamenti comportamentali e biologici nelle generazioni successive. Infatti, per esaminare l’impatto dell'infezione paterna da SARS-CoV-2, i ricercatori del Florey Institute of Neuroscience and Mental Health hanno infettato topi maschi adulti con il virus e li hanno fatti accoppiare con femmine non infette. La prole ottenuta dai maschi infetti ha mostrato un incremento dei comportamenti ansiosi rispetto a quella dei padri non infetti. Inoltre, sono stati osservati significativi cambiamenti trascrittomici nell'ippocampo della prole dove si colloca la regione celebrale deputata alla regolazione delle emozioni.
L'analisi degli spermatozoi ha rivelato modifiche nei piccoli RNA non codificanti, tutte legate all'infezione paterna da SARS-CoV-2. Per testarne il ruolo, sono stati iniettati,negli ovociti fecondati, RNA provenienti dagli spermatozoi di maschi infetti. Sorprendentemente, la prole risultante ha mostrato un comportamento simile a quello dei topi nati naturalmente, confermando il legame diretto tra l'infezione paterna e i cambiamenti osservati nella discendenza.
Questo lavoro, recentemente pubblicato su Nature Communications, fornisce nuove evidenze sugli effetti transgenerazionali dell'infezione paterna da COVID-19. Sebbene si tratti di uno studio condotto su modelli animali, se i risultati dovessero essere confermati nell'uomo, potrebbe aprire nuovi scenari sulla possibilità che il COVID-19 abbia impatti duraturi anche sulle generazioni future.
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