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Obesità, la medicina di famiglia in prima linea: dalla prevenzione alla gestione delle cronicità

Obesità Redazione DottNet | 05/03/2026 13:31

In occasione del World Obesity Day, SIMG rilancia il ruolo strategico del medico di medicina generale nella gestione dell’obesità: prevenzione precoce, continuità assistenziale e presa in carico globale al centro del nuovo modello di cura territoriale.

L’obesità deve essere affrontata come una patologia cronica attraverso percorsi di cura continuativi e integrati sul territorio. È il messaggio lanciato dalla Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) in occasione del World Obesity Day, durante il convegno “Costruire una alleanza per l’obesità – Presentazione del Manifesto di Erice”, ospitato al Senato della Repubblica.

Il recente riconoscimento normativo dell’obesità come malattia cronica, con l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), segna infatti un cambiamento significativo nell’approccio clinico. Secondo SIMG, questo passaggio impone un’organizzazione dell’assistenza più strutturata, con il coinvolgimento diretto della medicina territoriale nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel monitoraggio dei pazienti.

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Nel corso dell’incontro istituzionale è stata ribadita la necessità di rafforzare la collaborazione tra Parlamento, istituzioni sanitarie, comunità scientifica e associazioni di pazienti per tradurre concretamente le nuove indicazioni legislative in percorsi assistenziali efficaci. Il Manifesto di Erice si propone proprio come una piattaforma condivisa per coordinare interventi e strategie contro una patologia sempre più diffusa.

Secondo Alessandro Rossi, presidente SIMG, la gestione dell’obesità deve seguire lo stesso modello organizzativo previsto per le altre malattie croniche. Il medico di medicina generale, grazie al rapporto continuativo con il paziente e alla presenza capillare sul territorio, può svolgere un ruolo di coordinamento nella prevenzione, nell’identificazione precoce dei casi e nella gestione a lungo termine della patologia. Un approccio esclusivamente specialistico, sottolinea la società scientifica, rischierebbe invece di ridurre l’efficacia dei percorsi di cura se non integrato con l’assistenza primaria.

L’obesità, infatti, è frequentemente associata ad altre condizioni cliniche come diabete, ipertensione, disturbi respiratori o alterazioni del sonno, rendendo necessaria una gestione multidimensionale. Per questo motivo, spiegano gli esperti, il medico di famiglia rappresenta il punto di riferimento per un approccio personalizzato che integri terapia farmacologica, supporto agli stili di vita e monitoraggio nel tempo.

I dati epidemiologici confermano la portata del fenomeno. In Italia l’11,8% degli adulti convive con obesità, mentre oltre un terzo della popolazione è in sovrappeso. La situazione è preoccupante anche in età pediatrica: circa il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni presenta un eccesso ponderale e quasi il 10% è obeso.

Accanto alla gestione clinica, SIMG richiama inoltre l’importanza della prevenzione e della riduzione dello stigma sociale. Considerare l’obesità come una malattia complessa, influenzata da fattori biologici, ambientali e sociali, è fondamentale per migliorare l’accesso alle cure e rafforzare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente.

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