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Motivazione dei medici nel Servizio sanitario pubblico: una ricerca analizza fattori critici e leve gestionali

Sanità pubblica Redazione DottNet | 05/03/2026 11:23

Un’indagine su oltre 700 medici italiani, pubblicata nel rapporto “Sussidiarietà e… salute 2025/2026”, evidenzia livelli di motivazione moderati e indica le principali leve organizzative per rafforzare l’engagement dei professionisti sanitari.

La motivazione dei medici rappresenta uno dei fattori determinanti per la performance delle organizzazioni sanitarie. È quanto emerge da una ricerca pubblicata nel rapporto “Sussidiarietà e… salute. Rapporto sulla sussidiarietà 2025/2026”, promosso dalla Fondazione per la Sussidiarietà e presentato nel febbraio 2026.

Lo studio, realizzato con il contributo del centro di ricerca Ri.For.Ma dell’Università di Parma e con il supporto di Progea Servizi, ha coinvolto oltre 700 medici operanti in organizzazioni del sistema sanitario pubblico italiano, con l’obiettivo di comprendere il livello di motivazione professionale e i fattori che lo influenzano.

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Motivazione su livelli intermedi

Dall’indagine emerge un quadro di motivazione complessivamente moderata. Su una scala da 1 a 5, il valore medio registrato è pari a 3,13, con mediana e moda entrambe pari a 3. Solo il 12% dei partecipanti ha indicato il livello massimo di motivazione (5), mentre circa il 60% dei medici ha espresso un livello pari o inferiore a 3.

Particolarmente critico appare il giudizio sulla gestione delle unità operative da parte dei responsabili: la soddisfazione media rispetto al modello gestionale scende infatti a 2,65. Solo il 21% degli intervistati dichiara di essere soddisfatto o molto soddisfatto dell’organizzazione del lavoro nella propria struttura.

I fattori che incidono sulla motivazione

Dalle risposte raccolte emerge con chiarezza che la motivazione dei medici è strettamente legata alla qualità dell’organizzazione del lavoro. In particolare, assumono un ruolo centrale:

  • il funzionamento efficiente dell’organizzazione sanitaria;
  • la collaborazione tra professionisti;
  • la condivisione delle decisioni cliniche e organizzative.

Questi elementi indicano come la dimensione organizzativa e relazionale del lavoro sanitario rappresenti una leva decisiva per sostenere il coinvolgimento dei professionisti.

Le politiche organizzative più attese

La ricerca ha inoltre analizzato quali interventi i medici considerino prioritari per rafforzare la motivazione. Tra le indicazioni più rilevanti emergono due direttrici principali:

  • Valorizzazione del merito nei percorsi di carriera, considerata una leva fondamentale per riconoscere competenze e risultati professionali.
  • Sistemi di incentivazione coerenti con i comportamenti professionali, in cui il riconoscimento economico sia legato a performance e responsabilità effettive.

Un dato significativo riguarda la scarsa fiducia nei sistemi di valutazione della performance, percepiti da molti professionisti come poco efficaci o poco credibili.

Le leve manageriali interne alle organizzazioni

Secondo gli autori della ricerca, Antonello Zangrandi e Simone Fanelli, le direzioni aziendali dispongono comunque di margini d’azione rilevanti per intervenire sulla motivazione dei professionisti sanitari.

In particolare, le politiche organizzative possono agire su alcune leve strategiche:

  • organizzazione del lavoro;
  • riduzione dei carichi burocratici;
  • supporto operativo ai professionisti;
  • valorizzazione delle competenze.

Interventi mirati su queste dimensioni possono rappresentare strumenti rapidi ed efficaci per sostenere la motivazione dei medici e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie, anche in assenza di riforme strutturali del sistema sanitario.

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