
Dopo i chirurghi ospedalieri interviene anche l’Icors. Nel mirino le raccomandazioni Hta: “Rischio di sottostimare i benefici nel medio-lungo periodo”
Si amplia il fronte critico nei confronti delle raccomandazioni sulla chirurgia robotica pubblicate da Agenas. Dopo la presa di posizione dei chirurghi ospedalieri, interviene anche l’Italian Club of Robotic Surgery (Icors), che contesta il modo in cui è stato valutato il ruolo della tecnologia robotica nel Servizio sanitario nazionale. Non è in discussione lo strumento dell’Health Technology Assessment, che l’associazione riconosce come fondamentale per orientare le decisioni pubbliche, ma la sua applicazione a una tecnologia ancora in evoluzione.
Il limite della valutazione: evidenze e tempi
"Limitare oggi l’utilizzo della chirurgia robotica basandosi solo sui costi del singolo intervento non rappresenta correttamente l’impatto della tecnologia", afferma il presidente Paolo Pietro Bianchi. Secondo l’Icors, l’impostazione metodologica adottata rischia di non cogliere la specificità della robotica chirurgica, perché si fonda su evidenze spesso eterogenee, non sempre aggiornate alla pratica clinica e caratterizzate da limiti strutturali come campioni ridotti e tempi di osservazione brevi.
In questo contesto, sottolinea l’associazione, è inevitabile che i benefici vengano sottostimati, soprattutto nel medio-lungo periodo e lungo la curva di apprendimento dei professionisti. Un punto che richiama un tema più ampio: la difficoltà di applicare strumenti di valutazione pensati per tecnologie mature a innovazioni che stanno ancora definendo il proprio profilo clinico.
Non solo costo: il percorso di cura
La critica si estende anche alla dimensione economica. Valutare la robotica esclusivamente sulla base del costo dell’intervento rischia di restituire un quadro incompleto. "È necessario considerare l’intero percorso di cura del paziente", osserva il vicepresidente Marco Milone, richiamando fattori come la durata della degenza, le complicanze, il recupero post-operatorio e il ritorno alle attività.
Il ragionamento è chiaro: il costo iniziale più elevato potrebbe essere compensato, almeno in parte, da benefici distribuiti lungo tutto il percorso assistenziale. Una prospettiva che richiede però modelli di analisi più ampi rispetto a quelli tradizionalmente utilizzati.
Il confronto con le istituzioni
Per l’Icors, il tema non è frenare la valutazione, ma migliorarla. Da qui la richiesta di un confronto più continuo tra istituzioni, società scientifiche e professionisti, con l’obiettivo di arrivare a una lettura condivisa e aggiornata del ruolo della chirurgia robotica nel Servizio sanitario nazionale.
L’intervento si aggiunge a quello già espresso dai chirurghi ospedalieri e conferma una linea di tensione che va oltre il caso specifico. Non è solo la robotica a essere in discussione, ma il modo in cui il sistema pubblico misura e integra l’innovazione: da un lato la necessità di garantire sostenibilità e appropriatezza, dall’altro la difficoltà di valutare tecnologie i cui effetti si manifestano nel tempo.
Il sottosegretario alla Salute indica la tabella di marcia della riforma. Al centro accesso ai farmaci e riduzione della dipendenza da Cina e India per i principi attivi
Al Ministero della Salute il coordinamento nazionale per l’attuazione del regolamento europeo sui dati sanitari. Al centro interoperabilità, ricerca e continuità delle cure
Dal confronto promosso al Senato emerge un passaggio sempre più evidente: il coinvolgimento dei pazienti punta a entrare stabilmente nei processi di governance sanitaria
Dall’ipotesi di estendere l’assistenza fino ai 18 anni al tema delle carenze e delle Case di comunità: il sistema pediatrico si prepara a cambiare
Il sindacato dei medici di medicina generale contesta il metodo seguito sulla riforma dell’assistenza territoriale: “Nessun confronto preventivo”
L’indagine della società scientifica dell’emergenza-urgenza fotografa un sistema ancora in forte sofferenza: sottorganico diffuso, boarding e ricorso stabile ai gettonisti
Il ministro difende il progetto di riforma della medicina territoriale e rilancia il ruolo delle Case di comunità: “Non smantelliamo i medici di famiglia”
Commenti