
Dal Dfp 2026 nessuna inversione di tendenza: spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pil e previsioni riviste al ribasso. Cartabellotta: “Lo squilibrio ricadrà su Regioni e cittadini”
Il Documento di finanza pubblica 2026 conferma una crescente distanza tra le risorse destinate alla sanità pubblica e la spesa necessaria per garantire i Livelli essenziali di assistenza. Secondo le analisi della Fondazione Gimbe, nel triennio 2027-2029 il divario cumulato raggiungerà i 30,6 miliardi di euro, con effetti diretti sui bilanci regionali e sull’accesso alle cure.
Disavanzo in progressivo aumento
Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria è già evidente negli ultimi anni. Dai circa 3 miliardi del 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha certificato un disavanzo regionale superiore a 1,5 miliardi. Secondo le stime Gimbe, la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029. Una dinamica che, per la Fondazione, configura "un definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale sempre più marcato".
L’impatto sui conti delle Regioni
In assenza di nuovi investimenti, lo squilibrio finanziario non potrà che riflettersi sui bilanci regionali. "Nel triennio 2027-2029 – sottolinea Gimbe – questo scarto si scaricherà sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi".
Secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, "in assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio, questo scarto è una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte".
Spesa sanitaria ferma rispetto al Pil
Dal Dfp 2026 non emerge alcun cambio di passo nel finanziamento pubblico della sanità. La spesa sanitaria resta infatti ferma al 6,4% del Pil fino al 2029. Un livello che, secondo Gimbe, non risulta coerente con la crescita prevista del Pil nominale. "A fronte di una crescita media annua del Pil del 2,6%, per il triennio 2027-2029 il Dfp stima un incremento della spesa sanitaria di appena il 2,37%", rileva la Fondazione. Dietro l’apparente stabilità del rapporto spesa/Pil, "si nasconde un quadro esposto a revisioni al ribasso", riconducibile a "una scelta politica precisa".
Il 2025 e il confronto con le stime precedenti
Per il 2025, il Dfp certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil pari al 6,3%, invariato rispetto al 2024. In valore assoluto, la spesa sanitaria è pari a 141.539 milioni di euro, con una crescita del 2,5% rispetto ai 138.335 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, la crescita effettiva della spesa risulta inferiore rispetto alle previsioni formulate pochi mesi prima. "L’incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 – spiega Cartabellotta – è molto inferiore alle stime dello scorso ottobre: il Documento programmatico di finanza pubblica prevedeva una spesa di 144.021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più". Un elemento che, secondo il presidente Gimbe, conferma come "le previsioni siano instabili e avvengano sempre al ribasso".
Le criticità previste per il 2026
Per il 2026, il Dfp stima un lieve aumento del rapporto spesa sanitaria/Pil, che si attesterebbe al 6,4%, con una spesa complessiva di 148.522 milioni di euro, in crescita del 4,9% rispetto al 2025. Ma anche in questo caso il quadro appare fragile. "Considerando che l’ultima manovra ha fissato per il 2026 il Fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi – osserva Cartabellotta – la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Per questo, come già avvenuto per il consuntivo 2025, tale previsione sarà con tutta probabilità rivista al ribasso".
Il rischio per cittadini e accesso alle cure
Il Dfp 2026, conclude la Fondazione Gimbe, "fotografa una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria". In assenza di risorse adeguate, il rischio è il peggioramento dell’accesso alle cure, l’aumento delle diseguaglianze e una crescita della spesa sanitaria a carico dei cittadini. Un quadro che rende sempre più urgente una riflessione sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e sulle scelte di finanziamento per i prossimi anni.
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