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Riforma territoriale, interviene anche la specialistica: “Il problema non è il contratto ma l’organizzazione”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 27/04/2026 13:03

Il SUMAI entra nel dibattito sulla medicina generale: critica alla dipendenza e rilancio della specialistica ambulatoriale. “Rischio più burocrazia e meno accesso”

Nel confronto sempre più articolato sulla riforma della medicina territoriale ecco entrare anche la voce della specialistica ambulatoriale convenzionata. Il SUMAI Assoprof interviene spostando il focus del dibattito: non il rapporto giuridico dei medici, ma l’organizzazione complessiva del sistema. "Si pensa che il problema del Servizio sanitario nazionale sia il rapporto giuridico dei medici, quando invece il problema reale è l’organizzazione, la programmazione e la carenza di professionisti", afferma il segretario generale Antonio Magi.

La critica alla dipendenza

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Nel mirino del sindacato c’è l’ipotesi di introdurre forme di dipendenza nella medicina generale, considerata una risposta impropria a problemi di natura diversa. Secondo il SUMAI, trasformare il medico in una figura inserita in un sistema organizzativo più rigido rischia di incidere sul rapporto diretto con il paziente e di modificare le modalità di accesso alle cure.

Tra gli effetti paventati, viene indicata la possibilità di un accesso meno immediato al medico di medicina generale, con l’introduzione di percorsi più strutturati e vincolati. Sul piano economico, il sindacato richiama inoltre il rischio di un aumento dei costi legati all’organizzazione, alla dirigenza e agli oneri accessori.

Il ruolo della specialistica sul territorio

Accanto alla critica, il SUMAI indica una priorità diversa: il rafforzamento della specialistica ambulatoriale convenzionata. "È qui che si gioca la vera partita", sostiene Magi, sottolineando come senza una presenza strutturata di specialisti sul territorio le Case della comunità rischino di non essere pienamente operative.

Il tema è quello della presa in carico dei pazienti cronici e complessi, che difficilmente può essere sostenuta senza un’integrazione effettiva tra medicina generale, pediatria e specialistica territoriale.

Attrattività e carenza di personale

Nel ragionamento del sindacato entra anche il tema, sempre più centrale, della carenza di professionisti. Secondo il SUMAI, le nuove generazioni di medici non sono attratte da modelli percepiti come rigidi e poco flessibili, mentre cresce la difficoltà nel coprire il turnover sia nella medicina generale sia nella specialistica e nell’ospedale.

In questo contesto, l’introduzione della dipendenza rischierebbe, secondo il sindacato, di rendere il sistema meno attrattivo, aggravando una dinamica già in atto.

Applicare ciò che già esiste

La posizione si chiude con una linea chiara: più che interventi strutturali sul rapporto di lavoro, serve attuare gli strumenti già previsti. La medicina generale convenzionata è già inserita nelle Case della comunità negli accordi vigenti, osserva il SUMAI, ma manca ancora una piena applicazione operativa, insieme a una definizione chiara dei ruoli e delle responsabilità tra le diverse figure.

L’intervento della specialistica ambulatoriale aggiunge un ulteriore livello al confronto sulla riforma: non solo rapporto tra governo e medici di famiglia, ma anche equilibrio tra le diverse componenti dell’assistenza territoriale. Un elemento che rende il quadro ancora più complesso e che conferma come il tema non sia limitato al modello contrattuale, ma alla tenuta complessiva dell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.

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