
Una proiezione FNOMCeO sulla demografia professionale indica che la presenza femminile tra i medici italiani è destinata a diventare largamente maggioritaria.
La professione medica in Italia sta attraversando una trasformazione demografica profonda: entro cinque anni infatti le donne rappresenteranno circa il 60% dei medici in attività. È quanto emerge da una proiezione elaborata dal Centro elaborazione dati della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) sulla base degli attuali trend demografici della professione.
Già oggi la presenza femminile è maggioritaria tra i medici ancora in attività: tra i professionisti con meno di 70 anni le donne rappresentano il 55%, in crescita rispetto al 53% registrato lo scorso anno. Guardando all’intero corpo professionale – che conta complessivamente 431.150 medici – gli uomini restano ancora leggermente prevalenti con il 52,5%, ma il divario si sta progressivamente riducendo.
Il peso delle nuove generazioni e dei pensionamenti
Il cambiamento è particolarmente evidente nelle fasce di età più giovani. Tra i medici con meno di 60 anni le donne sono il 59%, mentre nella fascia tra i 40 e i 50 anni arrivano al 63%, con punte che sfiorano il 64% tra i 45 e i 49 anni.
A incidere sulla trasformazione è anche la cosiddetta "gobba pensionistica", ovvero il picco di uscite dal lavoro che sta interessando le generazioni più anziane della professione. Attualmente oltre 52mila medici si collocano nella fascia tra i 65 e i 69 anni, una platea che nei prossimi anni andrà progressivamente in pensione.
Come osserva il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, i dati evidenziano due fenomeni paralleli: "Siamo nel pieno dell’ondata di pensionamenti e, allo stesso tempo, tra i professionisti più giovani le colleghe sono ormai la maggioranza. Considerando anche che tra gli iscritti alle facoltà di Medicina prevalgono le donne, possiamo prevedere nei prossimi anni una professione sempre più declinata al femminile".
Un cambiamento che impone nuovi modelli organizzativi
Secondo Anelli, questa evoluzione demografica richiede un ripensamento dell’organizzazione del lavoro nel Servizio sanitario nazionale. Le fasce di età in cui oggi si concentra la presenza femminile coincidono infatti con le fasi della carriera in cui aumentano responsabilità professionali e familiari.
Per questo, sottolinea il presidente della FNOMCeO, sarà necessario intervenire su modelli organizzativi e orari di lavoro per migliorare la conciliazione tra attività professionale e vita privata, tenendo conto anche delle assenze legate alla maternità e rafforzando le misure di sicurezza per gli operatori sanitari.
Odontoiatria ancora a prevalenza maschile
Il quadro è diverso per quanto riguarda gli odontoiatri, tra i quali gli uomini restano ancora nettamente prevalenti. Attualmente rappresentano circa il 69% degli iscritti all’albo. Tuttavia anche in questo caso la distanza si riduce nelle generazioni più giovani, dove la distribuzione tra uomini e donne tende progressivamente ad avvicinarsi.
Come osserva il presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Andrea Senna, la crescita della presenza femminile rappresenta un segnale di cambiamento ma non esaurisce il tema della parità. "L’8 marzo non è solo una ricorrenza simbolica ma un invito a cambiare mentalità. Nonostante i progressi, la strada verso una piena parità è ancora lunga".
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