
I dati ufficiali mostrano che la Missione Salute del PNRR avanza a rilento. Ci sono ritardi. Ma la preoccupazione è trasformare i progetti in servizi funzionanti.
Giunti a fine del 2025 è lecito chiedersi quale sia la situazione legata al PNRR in Sanità e ai suoi presunti ritardi. Per farlo, è necessario guardare i numeri ufficiali. Secondo i dati di monitoraggio ReGiS del Ministero dell’Economia - aggiornati a metà ottobre 2025 - per la Missione Salute risultano pagati poco più di 5 miliardi di euro su circa 15,6 miliardi complessivi. In termini percentuali, siamo attorno a poco più di un terzo delle risorse effettivamente spese.
Non si tratta di un blocco totale, ma di ritmo lento, soprattutto considerando che la scadenza finale del Piano è fissata a giugno 2026. Il tempo residuo è quindi limitato mentre molte delle opere più complesse sono ancora in corso.
Il rallentamento maggiore riguarda la sanità territoriale
Le maggiori difficoltà si concentrano sui progetti che in teoria dovrebbero cambiare il volto dell’assistenza sul territorio: Case della Comunità e Ospedali di Comunità. In molte Regioni i cantieri procedono lentamente, e in alcuni casi non sono ancora entrati nella fase più operativa.
Ma il problema non è solo edilizio. Anche dove le strutture vengono realizzate, resta aperta la domanda su come funzioneranno davvero: con quali professionisti, con quali servizi e con quale integrazione con la medicina territoriale. Il PNRR finanzia i muri e le tecnologie, ma il funzionamento quotidiano dipende dal Servizio sanitario nazionale ordinario.
Perché circolano stime diverse sulla spesa
Negli ultimi giorni sono circolate valutazioni che parlano di una spesa inferiore a un terzo delle risorse disponibili. La differenza rispetto ai dati ufficiali dipende dal metodo di calcolo: c’è chi considera solo i fondi PNRR "puri", chi include quelli complementari, chi utilizza basi dati aggiornate a momenti diversi.
Al di là delle percentuali, il dato politico è chiaro: anche assumendo la stima più favorevole, l’attuazione della Missione Salute richiede un’accelerazione consistente nei prossimi mesi.
L’allarme della CGIL e il tema del personale
In questo contesto si inserisce l’allarme lanciato dalla CGIL, che denuncia il rischio di non riuscire a completare i progetti nei tempi previsti. Il sindacato mette soprattutto l’accento su un punto spesso trascurato: il personale.
Costruire nuove strutture non basta se mancano infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e medici per farle funzionare. Un tema che il PNRR affronta solo in parte e che ricade in larga misura sulle scelte di bilancio ordinarie dello Stato e delle Regioni.
Il vero nodo: trasformare i progetti in servizi
La questione centrale non è soltanto quanto si è speso finora, ma cosa resterà dopo il PNRR. La Missione Salute non è una lista di cantieri da chiudere in fretta, ma un progetto per la riorganizzazione complessiva dell’assistenza sanitaria, spostandola dall’ospedale al territorio.
La preoccupazione che traspare dalle dichiarazioni di molti addetti ai lavori è quella relativa a una governance solida, che possa a sua volta garantire risorse stabili e dotare la sanità di un personale adeguato. In assenza di ciò il rischio immediato è quello di perdere fondi europei, stabilendo di fatto l’impossibilità di portare a termine strutture destinate a diventare servizi per i cittadini. Ed è su questo punto, più che sulla polemica sui numeri, che si misura oggi la tenuta del PNRR in sanità.
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