
Nuova terapia sperimentale post ictus: una singola iniezione potrebbe proteggere i neuroni e limitare i danni permanenti.
Un nuovo approccio terapeutico per prevenire la disabilità post ictus è stato descritto su Neurotherapeutics. Si tratta di un’iniezione unica da somministrare subito dopo il ripristino del flusso sanguigno cerebrale nella fase acuta dell’ictus.
L’obiettivo è quello di prevenire la morte neuronale e di ridurre in modo significativo il rischio di disabilità permanente conseguente a un evento ischemico.
La somministrazione utilizza una combinazione di peptidi ed è stata sperimentata da esperti della Northwestern University per ora solo su animali.
Risultati preclinici della terapia in dose singola
Il team ha somministrato una singola dose endovenosa dopo aver ripristinato il flusso sanguigno, in un modello murino di ictus ischemico, il tipo più comune di ictus. La terapia ha dimostrato di raggiungere e riparare il tessuto cerebrale, riducendo in modo significativo il danno neuronale, senza evidenziare effetti collaterali o tossicità sugli organi.
Da questi risultati si evince che il trattamento in futuro potrebbe affiancare le terapie attualmente disponibili per l’ictus, contribuendo a limitare il danno cerebrale secondario e a favorire il recupero funzionale.
Il coautore Ayush Batra ha affermato: "Gli attuali approcci clinici sono interamente incentrati sul ripristino del flusso sanguigno. Qualsiasi trattamento che faciliti il recupero neuronale e riduca al minimo le lesioni sarebbe molto efficace, ma questo Santo Graal non esiste ancora. Questo studio è promettente perché ci guida verso lo sviluppo di tecnologie e terapie in grado di soddisfare un bisogno finora insoddisfatto".
Un algoritmo basato sul sonno notturno è in grado di stimare il rischio futuro di 130 patologie, incluse malattie neurologiche e cardiovascolari.
La percezione del tatto non dipende solo dal contatto fisico: il cervello sente un tocco solo se riconosce quella parte del corpo come propria.
Si tratta di educare i bambini dai 5 ai 9 anni affinché siano in grado di riconoscere i sintomi dell’ictus nei loro nonni o familiari adulti e agiscano tempestivamente. Un apprendimento che passa dal gioco ma che ha un potenziale salvavita reale
Vianello (Alice Odv), "garantire riabilitazione dedicata"
Scoperti nuovi fattori di rischio: il colesterolo "cattivo" nella mezza età e la perdita della vista non trattata in età avanzata
Perdita di autonomia, stigma sociale e peso economico i principali timori
Il lavoro, che accoglie le prime evidenze dello studio Nemesis è stato pubblicato su Nature Communications e illustra la generazione e i meccanismi neuronali delle alterazioni, suggerendo nuove vie di riabilitazione
All’A.O.U. Luigi Vanvitelli una nuova tecnologia cambierà la vita di migliaia di pazienti
Commenti