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Embolia polmonare, patologia tempo-dipendente e sottodiagnosticata: reti cliniche e dati condivisi al centro del confronto

Al Senato il punto su diagnosi tempestiva, percorsi omogenei e interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico.
Cardiologia

L’embolia polmonare rappresenta la terza causa di morte cardiovascolare dopo infarto e ictus, eppure resta una patologia ancora largamente sottodiagnosticata e gestita in modo disomogeneo sul territorio. In Italia si stima se ne verifichino circa 68 mila casi l’anno, ma solo 38 mila di questi giungono agli ospedali: un divario che segnala una sottodiagnosi più che importante, contraddistinta da criticità nei percorsi di intercettazione e conseguente presa in carico.

Il tema è stato al centro del convegno "Dalla diagnosi alle politiche sanitarie: un impegno comune contro l’embolia polmonare", svoltosi presso il Senato della Repubblica, con il coinvolgimento di clinici, istituzioni e associazioni di pazienti.

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Una patologia tempo-dipendente, con esiti legati alla rapidità di intervento

L’embolia polmonare è una condizione clinica che dipende strettamente dal tempo di intervento: il quadro può peggiorare nel giro di poche ore e la mortalità complessiva è stimata intorno al 9,2%, con picchi molto più elevati nei pazienti ad alto rischio. Nei casi più gravi, il tasso di mortalità a 30 giorni può arrivare al 22%.

Sono dati che dimostrano la necessità di percorsi strutturati e multidisciplinari. E stata quindi sottolineata la necessità di giungere a diagnosi rapide e ad un altrettanto rapido accesso alle terapie quali fattori in grado di determinare la prognosi. Radiologia, medicina interna, pronto soccorso e terapie avanzate devono dunque operare all’interno di reti cliniche integrate, riducendo le attuali disomogeneità territoriali.

Reti interdipendenti e programmazione nazionale

Nel corso del confronto è emersa la richiesta di inserire l’embolia polmonare all’interno di reti cliniche interdipendenti, analogamente a quanto avviene per altre patologie tempo-dipendenti. L’obiettivo è superare differenze regionali nell’accesso alle cure e garantire standard omogenei di qualità e appropriatezza terapeutica.

Le ricadute di tale riorganizzazione non sarebbero solo cliniche, ma anche economiche, riducendo complicanze, ricoveri impropri e costi evitabili per il Servizio sanitario nazionale.

Il nodo strategico: tracciabilità e interoperabilità dei dati sanitari

Accanto al tema clinico, il convegno ha messo in evidenza un problema determinante: la tracciabilità dei dati sanitari. Oggi, molte informazioni rilevanti su diagnosi, esami e trattamenti restano frammentate nei singoli sistemi informativi ospedalieri, senza confluire in una visione nazionale integrata.

In questo contesto è stata sottolineata l’importanza di una corretta alimentazione, gestione e condivisione del Fascicolo sanitario elettronico come strumento centrale per garantire continuità assistenziale e appropriatezza terapeutica. L’obiettivo è fare in modo che nel FSE confluiscano in modo interoperabile dati relativi a visite ed esami, sia pubblici sia privati, effettuati su tutto il territorio nazionale, consentendo ai medici una visione completa e aggiornata del percorso del paziente.

È stato quindi annunciato l’arrivo in Senato di un atto governativo dedicato proprio all’interoperabilità dei dati sanitari, con l’intento di superare l’attuale frammentazione informativa e rafforzare il valore del FSE come strumento clinico, non solo amministrativo.

Dalla diagnosi alle politiche sanitarie

Il messaggio emerso dal confronto è duplice. Da un lato, l’embolia polmonare richiede maggiore consapevolezza clinica, diagnosi più tempestive e percorsi assistenziali strutturati. Dall’altro, senza un sistema informativo realmente interoperabile, capace di raccogliere e condividere i dati lungo tutto il percorso di cura, anche le migliori reti cliniche rischiano di non poter lavorare al pieno delle proprie possibilità.

In questa prospettiva, la sfida non è solo migliorare la risposta clinica a una patologia tempo-dipendente, ma costruire un’infrastruttura di dati che renda possibile una sanità più equa, tempestiva e basata su informazioni complete e condivise.

Cardiologia
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