
I dati del Global Women’s Health Index rivelano un forte burden fisico ed emotivo tra le italiane e una bassa adesione alla prevenzione. Il peso della salute resta maggiore rispetto agli uomini
In Italia la salute femminile mostra segnali di sofferenza diffusa, sia sul piano fisico sia su quello emotivo. A fotografare la situazione è il Global Women’s Health Index di Hologic, giunto al quarto anno, che colloca il nostro Paese a 53 punti su 100, ben al di sotto della media europea, pari a 60.
L’indagine, realizzata da Hologic in collaborazione con Gallup e basata su interviste a circa 146.000 persone in 142 Paesi, analizza cinque dimensioni chiave del benessere delle donne: prevenzione, salute emotiva, percezione di salute e sicurezza, bisogni di base e salute individuale. Il quadro che emerge per l’Italia evidenzia ampie aree di miglioramento, in particolare sul fronte della prevenzione e della gestione del dolore.
Uno dei dati più critici riguarda la sofferenza fisica: il 43% delle donne italiane riferisce dolore, contro il 33% della media europea. Inoltre, quasi una donna su quattro (23%) convive con problemi di salute che incidono in modo significativo sulla qualità della vita e limitano le attività quotidiane.
A preoccupare è anche la scarsa adesione ai programmi di prevenzione. Solo il 34% delle italiane ha controllato la pressione arteriosa nell’ultimo anno; le percentuali scendono al 16% per gli screening oncologici e al 15% per quelli diabetici e per le infezioni sessualmente trasmissibili. Il punteggio italiano in quest’area è di 17, nettamente inferiore allo score europeo di 25.
Il carico emotivo non è meno rilevante. Secondo il report, il 55% delle donne italiane dichiara di provare preoccupazione, il 44% stress, il 34% tristezza e il 13% rabbia. Valori superiori alla media europea e, soprattutto, più elevati rispetto a quelli riportati dagli uomini italiani, confermando un divario di genere anche sul piano del benessere psicologico.
Tra le cause che contribuiscono alla sofferenza femminile figurano anche problematiche ginecologiche spesso sottovalutate, come il sanguinamento uterino anomalo. La condizione colpisce circa una donna su cinque tra i 35 e i 55 anni e può manifestarsi con cicli irregolari, prolungati e abbondanti, con un forte impatto sulla vita quotidiana. Nonostante ciò, tra il 50 e il 70% delle donne non si rivolge a uno specialista, principalmente per mancanza di consapevolezza e informazioni sulle terapie disponibili.
«Il sanguinamento uterino anomalo è ancora troppo trascurato – spiega Attilio Di Spiezio Sardo, professore all’Università di Napoli Federico II – nonostante sintomi debilitanti che compromettono la qualità della vita. Oggi disponiamo di terapie conservative e mininvasive che permettono di evitare interventi radicali come l’isterectomia, ancora molto frequente in Italia».
Anche sul piano delle politiche sanitarie, i dati del Global Women’s Health Index rappresentano uno strumento strategico. «Investire nella prevenzione significa investire nel futuro della salute femminile – sottolinea Antonella Campana, presidente della Fondazione IncontraDonna –. Solo partendo da una fotografia realistica delle criticità possiamo colmare i gap ancora esistenti».
Con la pubblicazione del report, Hologic ribadisce il proprio impegno nel promuovere una cultura della prevenzione e dell’educazione sanitaria. «Screening regolari, informazione e politiche mirate sono fondamentali per ridurre la sofferenza fisica ed emotiva delle donne», conclude Giacomo Pardini, Country Leader Manager Hologic Italia.
Il messaggio che emerge dai dati è chiaro: migliorare la salute delle donne in Italia significa rafforzare la prevenzione, aumentare la consapevolezza e ridurre le disuguaglianze di genere, per garantire cure tempestive e una migliore qualità della vita.
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