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Cachessia da cancro, l’“ormone dell’amore” diventa alleato dei muscoli

Oncologia Redazione DottNet | 13/01/2026 11:30

Uno studio coordinato dalla Sapienza dimostra che l’ossitocina può contrastare la grave perdita di massa muscolare nei pazienti oncologici, aprendo la strada a un nuovo approccio terapeutico

Nota per il suo ruolo nei legami affettivi, nel parto e nell’allattamento, l’ossitocina potrebbe avere un futuro inaspettato anche in oncologia. Un team multidisciplinare coordinato dalla Sapienza Università di Roma ha infatti scoperto che questo ormone è in grado di contrastare la cachessia indotta da cancro, una delle complicanze più devastanti della malattia oncologica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Biomedicine & Pharmacotherapy.

La cachessia non è una semplice perdita di peso: è una sindrome complessa caratterizzata da un grave deperimento della massa muscolare, che colpisce fino all’80% dei pazienti oncologici ed è responsabile di circa il 25% dei decessi. Riduce drasticamente la qualità della vita, compromette la risposta alle terapie e accorcia l’aspettativa di vita, ma a oggi rimane una condizione difficile da trattare.

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Lo studio, realizzato in collaborazione con la Sorbona di Parigi, l’Università della California Berkeley, il Cancer Metabolism Research Group di San Paolo del Brasile, il Policlinico Umberto I e l’Istituto Nanotec del CNR, ha messo in luce un dato chiave: i livelli di ossitocina risultano significativamente più bassi nei pazienti oncologici, sia in fase stabile sia in quelli affetti da cachessia. Un deficit che potrebbe contribuire alla progressione della sindrome.

Partendo da questa osservazione, i ricercatori hanno testato l’effetto dell’ossitocina in modelli murini di cancro, dimostrando che il trattamento è in grado di ridurre la perdita di massa muscolare, migliorare la forza e favorire la rigenerazione dei muscoli danneggiati, anche in presenza del tumore. Un risultato cruciale è che l’ormone non influenza la crescita tumorale, ma agisce direttamente sul muscolo scheletrico, suggerendo un profilo di sicurezza potenzialmente elevato.

L’elemento di maggiore novità risiede proprio in questo: l’ossitocina non era mai stata utilizzata direttamente come strategia terapeutica contro la cachessia da cancro. I dati ottenuti indicano invece che potrebbe rappresentare un’opzione efficace da affiancare alle terapie antitumorali tradizionali.

Lo studio si distingue anche per l’approccio tecnologico avanzato. Grazie alla tecnica BONCAT (Bio-Orthogonal Non-Canonical Amino Acid Tagging), i ricercatori hanno potuto monitorare in tempo reale la sintesi proteica nei muscoli, rivelando per la prima volta come l’ossitocina stimoli la produzione di proteine essenziali per la rigenerazione muscolare e il mantenimento dell’equilibrio metabolico in condizioni di cancro. L’integrazione di dati di biologia molecolare, istologia, fisiologia muscolare e imaging 3D, insieme all’uso di modelli in vivo e in vitro, ha reso i risultati particolarmente solidi.

Questa ricerca apre la strada a quello che potrebbe diventare il primo trattamento ormonale contro la cachessia in Europa, offrendo una nuova speranza per migliorare la qualità di vita e la prognosi di milioni di pazienti oncologici.

Riferimenti:

Oxytocin treatment reduces cancer cachexia in a pre-clinical model

Sviercovich A, Watanabe E, Fernandez ES, Renzini A, Liu C, Xie G, Cao J, Li Z, Agbulut O, Seelaender M, Otoch JP, De Meo D, Cera G, Moresi V, Palermo F, Adamo S, Conboy MJ, Conboy IM, Coletti D.Biomed Pharmacother. 2025 Nov 25;193:118825. DOI: 10.1016/j.biopha.2025.118825

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