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Oncologi: inclusione lavorativa sostegno essenziale per chi ha avuto il cancro

L’endorsement degli oncologi alla legge sull’oblio oncologico riflette i progressi clinici: più guarigioni reali rendono possibili diritti e inclusione lavorativa.
Associazioni

L’attuazione della legge sull’oblio oncologico segna un passaggio cruciale non solo sul piano giuridico e sociale, di cui quello clinico è garante. A sottolinearlo è l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, che accoglie con favore il decreto interministeriale Lavoro-Salute come completamento di un percorso normativo atteso.

"Accogliamo con grande soddisfazione il nuovo decreto di attuazione della legge sull’oblio oncologico", afferma Massimo Di Maio, presidente nazionale di AIOM. "I decreti rappresentano un ulteriore passo in avanti nell’estensione delle tutele e delle garanzie per quei pazienti colpiti da cancro ma che possono essere considerati guariti".

I numeri dell’oncologia italiana e il cambiamento di scenario

In Italia si registrano ogni anno circa 390mila nuove diagnosi di tumore e le persone che vivono con una diagnosi oncologica alle spalle superano i 3,7 milioni, oltre il 6% della popolazione residente. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe suggerire un’emergenza permanente ma letto insieme ai progressi terapeutici racconta - invece - una trasformazione profonda.

"Grazie a terapie innovative, sempre più personalizzate ed efficaci, i tassi di guarigione sono in aumento", spiega Di Maio. "Un ruolo determinante è svolto anche dalla diagnosi precoce, garantita da programmi di screening e da esami preventivi sempre più accurati".

Per alcune patologie oncologiche molto diffuse, come il carcinoma della mammella o della prostata, i risultati ottenuti negli ultimi anni sono stati definiti dagli oncologi "davvero rilevanti", al punto da rendere concreto il concetto di guarigione o di stabilizzazione di lungo periodo.

Perché l’appoggio degli oncologi pesa sul piano politico

Il sostegno esplicito della comunità oncologica alla legge sull’oblio oncologico non è un dettaglio. Se i clinici avessero dubbi sostanziali sulla reale possibilità di guarigione o su percorsi di stabilizzazione duratura, l’endorsement sarebbe inevitabilmente più cauto.

Al contrario, l’appoggio convinto riflette lo stato attuale della diagnostica e della clinica oncologica, che consentono oggi di costruire percorsi di vita post-malattia credibili anche sul piano lavorativo e sociale.

"Come Società scientifica siamo stati in prima linea, insieme alle associazioni di pazienti, nel sollecitare tutte le istituzioni affinché approvassero la legge sull’oblio oncologico", ricorda Di Maio. "È stata una grande battaglia di civiltà che ha portato a un risultato importante: sancire che di tumore, in molti casi, è possibile guarire".

Lavoro, diritti e nuova normalità dopo il cancro

Per gli oncologi, l’inclusione lavorativa non è un beneficio accessorio ma una componente essenziale della qualità di vita dei pazienti guariti. Molti di loro sono adulti in età lavorativa, con competenze e percorsi professionali che non devono essere compromessi da una diagnosi superata.

"Oggi il cancro non deve più essere etichettato come una malattia incurabile", conclude Di Maio. "Ai pazienti guariti va riconosciuto l’inalienabile diritto al lavoro. Una vita normale dopo il tumore è possibile, e le nuove norme vanno nella direzione giusta".

In questo senso, l’attuazione dell’oblio oncologico appare sempre più come il riflesso normativo di un cambiamento già avvenuto nella pratica clinica: la trasformazione del cancro, in molti casi, da condanna permanente a esperienza superabile, anche sul piano sociale.

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