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Aviaria, al via le vaccinazioni negli allevamenti: una misura chiave in ottica One Health

In primavera partiranno le vaccinazioni contro l’influenza aviaria negli allevamenti di galline ovaiole e tacchini delle aree a rischio del Nord Italia. Al centro l’approccio One Health.
Salute

La prevenzione delle zoonosi e l’adozione di un approccio One Health rappresentano oggi uno snodo centrale delle politiche sanitarie mondiali. È in questa cornice che si colloca l’avvio, dalla prossima primavera, delle prime vaccinazioni contro l’influenza aviaria negli allevamenti avicoli situati nelle aree a rischio del Paese.

A confermare il programma è stato Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, intervenuto al Senato in occasione della presentazione della Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, in programma il 25 gennaio.

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Zoonosi e prevenzione: il ruolo della sanità veterinaria

"È fondamentale il controllo delle zoonosi da parte dei servizi pubblici veterinari", ha spiegato Gemmato, ricordando che circa il 70% delle infezioni emergenti deriva da patogeni di origine animale. Oltre all’influenza aviaria, il sottosegretario ha richiamato altre due partite rilevanti per il sistema sanitario, come la brucellosi e la peste suina africana.

Per quest’ultima, ha sottolineato, le situazioni critiche in Sardegna e Calabria risultano risolte, mentre per la brucellosi l’incidenza è stata ridotta sotto i livelli di guardia nei principali focolai del casertano e del foggiano. Un risultato che conferma, secondo Gemmato, la centralità della prevenzione veterinaria, non solo nelle fasi emergenziali ma come presidio strutturale di sanità pubblica.

One Health come cornice strategica

"La salute umana, animale e ambientale costituiscono un unicum", ha ribadito Gemmato, richiamando esplicitamente il paradigma One Health. In questa prospettiva, la vaccinazione anti-aviaria negli allevamenti non viene letta solo come una misura di contenimento sanitario, ma anche come un investimento capace di generare risparmi nel medio periodo, riducendo i costi legati alle emergenze e agli abbattimenti.

La vaccinazione negli allevamenti delle aree a rischio

Sul piano operativo, i dettagli del programma sono stati illustrati da Giovanni Filippini, direttore generale della Salute animale del Ministero della Salute. "Avvieremo per la prima volta la vaccinazione negli allevamenti localizzati in territori a rischio", ha spiegato, facendo riferimento in particolare alle regioni attraversate dalle rotte migratorie degli uccelli selvatici, principali vettori del virus.

Le aree interessate saranno individuate e verificate dal Centro di referenza nazionale e riguardano prevalentemente Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove la densità degli allevamenti e la circolazione virale risultano più elevate.

Un’alternativa all’abbattimento dei capi

Attualmente, nel Nord Italia si contano 43 focolai di influenza aviaria. La vaccinazione, ha chiarito Filippini, punta a ridurre la circolazione del virus e rappresenta anche un’alternativa sul piano economico. Il modello attuale, basato sull’abbattimento di tutti i capi infetti e sui successivi risarcimenti agli allevatori, comporta infatti costi elevati e impatti rilevanti sull’intera filiera.

In questo quadro, l’avvio delle vaccinazioni negli allevamenti di galline ovaiole e tacchini segna un passaggio significativo verso una gestione più strutturata del rischio, in cui la prevenzione veterinaria diventa parte integrante delle politiche di tutela della salute pubblica.

Salute
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