
Durante le audizioni sul ddl professioni sanitarie, Cimo-Fesmed chiede di valorizzare tutte le figure senza indebolire il ruolo del medico e propone una definizione formale di “atto medico”.
Nel dibattito sul riordino delle professioni sanitarie si inserisce anche la posizione della Cimo-Fesmed che, pur condividendo l’obiettivo di valorizzare il personale sanitario, richiama l’attenzione sulla necessità di preservare ruoli, competenze e livelli di responsabilità propri e specifici delle varie professioni mediche.
La Federazione è intervenuta in audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge in materia di professioni sanitarie e responsabilità professionale.
Valorizzazione sì, ma senza sovrapposizioni
Nel documento presentato alla Commissione, Cimo-Fesmed riconosce che l’intento del ddl – rafforzare e valorizzare le professioni sanitarie – è "senz’altro condivisibile", alla luce della crisi che attraversa il personale del Servizio sanitario nazionale a diversi livelli.
Allo stesso tempo, però, la Federazione sottolinea che la valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche "non deve e non può costituire in alcun modo una minaccia per il ruolo, le competenze e la professionalità dei medici", richiamando la specificità del percorso formativo ed esperienziale della professione medica.
La proposta: definire l’atto medico
È in questo contesto che Cimo-Fesmed individua nel disegno di legge un’occasione per affrontare un nodo rimasto ancora irrisolto: la definizione formale di "atto medico". Secondo la Federazione, il ddl potrebbe rappresentare lo strumento per chiarire in modo esplicito le competenze affidate in via esclusiva al medico, contribuendo a ridurre ambiguità e sovrapposizioni operative.
Una richiesta che si inserisce nel più ampio confronto sulla redistribuzione delle funzioni all’interno dei team sanitari e sulla necessità di mantenere chiari i livelli di responsabilità clinica e giuridica.
Responsabilità professionale e carenze strutturali
Sul versante della responsabilità professionale, Cimo-Fesmed solleva una criticità di fondo. La Federazione definisce "paradossale" che la disciplina della colpa grave finisca per richiedere comportamenti proattivi al singolo professionista sanitario, chiamato a rispondere anche di esiti condizionati da fattori sui quali non ha alcun potere decisionale.
Carenza di personale, dotazioni strumentali insufficienti e criticità organizzative restano infatti elementi strutturali che dipendono dalle scelte gestionali e dal livello di finanziamento del sistema, non dall’azione del singolo medico. Secondo Cimo-Fesmed, il rischio è che la responsabilità professionale venga valutata prescindendo dalle reali condizioni di esercizio della professione all’interno del Servizio sanitario nazionale.
Da questo punto di vista l’invito alla "proattività" rivolto al medico, rischia di essere controproducente se non sono assicurati gli standard di operatività che consentono una serena assunzione di responsabilità.
Il nodo rinviato ai decreti attuativi
In conclusione, Cimo-Fesmed ribadisce il sostegno agli obiettivi generali del disegno di legge, ma segnala come molte delle questioni sollevate dovranno essere affrontate nella fase successiva, quella dei decreti delegati. Una fase che, secondo la Federazione, sarà decisiva per verificare se il riordino riuscirà davvero a valorizzare le diverse professioni sanitarie senza alterare gli equilibri di ruolo e responsabilità su cui si fonda il sistema pubblico.
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