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Payback sui dispositivi medici, perché le imprese parlano di “espropri”

Aziende Redazione DottNet | 23/01/2026 15:02

Il payback sui dispositivi medici riaccende lo scontro tra imprese e istituzioni. Conflavoro Pmi Sanità denuncia rischi di fallimenti e stop alle forniture legati al recupero retroattivo della spesa.

Il payback sui dispositivi medici riaccende il confronto tra istituzioni e imprese fornitrici del Servizio sanitario nazionale. A lanciare l’allarme è Conflavoro Pmi Sanità, che denuncia il rischio di fallimenti e di un possibile blocco delle forniture agli ospedali, in una fase già segnata da forti tensioni sul fronte delle liste d’attesa.

Secondo il presidente Gennaro Broya de Lucia, "a causa del meccanismo del payback dispositivi medici c’è il rischio di fallimenti e dello stop delle forniture agli ospedali", con un appello al Governo affinché "ponga fine a questo furto politico e fermi gli espropri delle Regioni". Dichiarazioni dai toni molto duri, conseguenze di una criticità irrisolta.

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Che cos’è il payback sui dispositivi medici

Il payback è quel meccanismo di contenimento della spesa sanitaria che prevede il recupero, da parte delle Regioni, di una quota dei costi eccedenti i tetti di spesa programmati. Nel caso dei dispositivi medici, il sistema impone alle aziende fornitrici di concorrere al ripiano degli sforamenti, anche a distanza di anni dall’erogazione delle forniture.

È proprio questo elemento, cioè la retroattività delle richieste, a rappresentare l’elemento più critico per il comparto. Le somme richieste vengono infatti calcolate su esercizi già chiusi, senza che le imprese abbiano avuto la possibilità di programmare o accantonare le risorse necessarie.

Il punto di rottura: richieste retroattive e sostenibilità economica

Secondo Conflavoro Pmi Sanità, le cifre richieste alle aziende sarebbero "enormi" e in molti casi "superiori agli utili complessivi di dieci anni di attività". Un impatto che, sempre secondo l’associazione, metterebbe a rischio la tenuta finanziaria di numerose piccole e medie imprese del settore medtech.

Da qui l’uso di espressioni come "espropri" e "furto politico", riferite alle comunicazioni inviate dalle Regioni per il recupero delle somme dovute. "Lo chiamano payback, ma in realtà si tratta di un vero e proprio attacco all’imprenditoria italiana che rischia di essere spazzata via per legge", afferma Broya de Lucia.

Le possibili ricadute sul sistema sanitario

Il timore espresso dalle imprese non riguarda solo la loro sopravvivenza economica, ma anche le conseguenze sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale. "Le conseguenze sarebbero ovvie e catastrofiche", sostiene il presidente di Conflavoro Pmi Sanità, parlando di "oltre 100mila lavoratori a rischio licenziamento, fallimenti a catena di piccole e medie imprese come non si vedevano dai tempi della pandemia e un possibile blocco delle forniture ospedaliere".

Un rischio che, nello scenario, si innesterebbe su un sistema già sotto pressione, dove la continuità delle forniture di dispositivi medici è un fattore essenziale per garantire l’erogazione delle prestazioni.

Un contenzioso ancora aperto

Il payback sui dispositivi medici è da tempo al centro di ricorsi, richieste di revisione normativa e confronti istituzionali, senza che finora si sia arrivati a una soluzione condivisa. La posizione di Conflavoro Pmi Sanità si inserisce in questo quadro di conflitto irrisolto tra esigenze di controllo della spesa pubblica e sostenibilità industriale del settore.

"Il governo ha una chiara responsabilità politica e deve intervenire in tempi brevi", conclude Broya de Lucia, chiedendo di "cancellare una norma gravemente dannosa per il lavoro e per la salute degli italiani". Un appello che riporta al centro una questione rimasta aperta e destinata a pesare ancora sul rapporto tra sanità pubblica e filiera dei dispositivi medici.

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