Canali Minisiti ECM

Payback, il paradosso della sanità: tutti contro, nessuno lo abolisce

Sanità pubblica Redazione DottNet | 19/12/2025 16:24

Industria, Pmi e politica concordano sul superamento del payback. Ma il meccanismo resta. Il nodo non è sanitario, è di finanza pubblica.

Sul payback sanitario la critica è ormai trasversale. Industrie dei dispositivi medici, aziende farmaceutiche, piccole e medie imprese, associazioni di categoria e persino i decisori politici concordano sul fatto che si tratta di un meccanismo distorsivo, anomalo e penalizzante. Eppure rimane intatto, nonostante anni di annunci sul suo superamento. La domanda, a questo punto, è tanto da inevitabile da sembrare persino retorica: se tutti sono contro il payback, perché non viene semplicemente abolito?

Una misura che nessuno vuole difendere

pubblicità

Solo negli ultimi giorni, complice anche la discussione sulla legge di bilancio, il fronte delle critiche si è ulteriormente allargato. Dopo i dispositivi medici, anche il comparto dei farmaci essenziali torna a indicare il payback come una misura fonte di instabilità. "Ci sono segnali di attenzione inequivocabili dal governo, ma ora servono riforme strutturali e certezza delle regole", ha infatti dichiarato Stefano Collatina, presidente di Egualia, intervenendo a Coffee Break su La7.

Il punto, al di là dell’entità dei rimborsi richiesti alle aziende, è la logica stessa del meccanismo: prezzi compressi, payback imprevedibile, difficoltà di investimento e rischio di carenze, soprattutto per i medicinali a basso prezzo e alto utilizzo.

Una posizione che si somma a quelle già espresse dalle imprese dei dispositivi medici e dalle Pmi del settore, tutte concordi nel definire il payback non una misura di governance, ma una scorciatoia.

Perché allora il payback resiste (nonostante tutti)

Il punto è che il payback non è uno strumento di politica sanitaria ma una valvola di sicurezza della finanza pubblica. Serve a correggere gli sforamenti di spesa senza dover trovare subito coperture alternative a bilancio. Consente allo Stato di tenere i conti in ordine guadagnando tempo sulla scelta politicamente più difficile: decidere quante risorse destinare in modo strutturale.

Abolire il payback significa quindi mettere risorse vere a bilancio, assumendosi tanto il costo politico quanto quello finanziario immediato. È qui che la situazione si complica perché tutti riconoscono gli effetti negativi del meccanismo ma non c’è una reale determinazione ad affrontare il peso di una decisione esplicita di spesa.

Farmaci e dispositivi. Un problema comune

Le parole di Collatina rendono evidente lo scollamento tra dichiarazioni e realtà. Nel Testo Unico di riordino della farmaceutica, osserva Egualia, dovranno trovare spazio soluzioni strutturali su prezzi, accesso all’innovazione e continuità delle forniture. Lo stesso vale per il procurement regionale, che continua a privilegiare la logica del massimo ribasso a scapito della stabilità del sistema.

Il quadro si complica ulteriormente a livello europeo. Il Critical Medicines Act riconosce sì la fragilità delle filiere, ma mette in campo risorse giudicate insufficienti. E nuove le regole ambientali, come la direttiva sulle acque reflue urbane, rischiano - secondo la voce dell’industria - di spingere fuori mercato proprio i farmaci essenziali a basso prezzo.

Un ulteriore rinvio non è più sostenibile

Il payback è diventato così il simbolo di una contraddizione. Tutti lo indicano come un problema, nessuno lo rivendica, ma continua a essere utilizzato perché evita di affrontare il nodo centrale: quanto siamo disposti a investire, in modo stabile e trasparente, nella sanità pubblica. Consente, in definitiva, di ovviare a quel problema di governance sanitaria che è emerso in tutta la sua attualità dopo l’emergenza Covid.

Ma il payback rischia di essere in sanità ciò che la riforma Fornero è stata per la previdenza: un meccanismo contestato da tutti e a cui nessuno sembra disposto a rinunciare.

Commenti

I Correlati

Conflavoro Pmi Sanità sollecita un intervento immediato sul payback dei dispositivi medici e chiede un tavolo di crisi con i ministeri competenti.

All’assemblea di Confindustria Dispositivi Medici industria e istituzioni convergono su innovazione, governance e revisione del payback, tra competitività globale e sostenibilità del SSN.

Il Rapporto Osservasalute 2025 segnala una spesa sanitaria sotto la media europea, conti in disavanzo per molte Regioni e un equilibrio economico sempre più fragile.

I pazienti dovranno assumerlo ogni due settimane o, dopo un anno di terapia, una volta al mese: si tratta di un primo, notevole miglioramento della qualità della vita rispetto alle soluzioni attuali

Ti potrebbero interessare

Più formazione per vincere sfida arresto cardiaco improvviso

I vaccini sono adattati alla variante JN.1. Possibile la co-somministrazione dei nuovi vaccini aggiornati con altri

Bellantone: "la sicurezza dell’assistito è un pilastro fondamentale della qualità delle cure ed è un diritto inalienabile di ogni persona"

"Uso corretto delle risorse non avviene in tutte le regioni"

Ultime News

Più letti