
Il Servizio sanitario nazionale sta andando incontro a una cristallizzazione delle diseguaglianze, soprattutto alla luce degli ultimi interventi normativi che tendono ad equiparare i Livelli essenziali di assistenza (LEA) ai Livelli essenziali delle prestazioni (LEP). A lanciare l’allarme è Fondazione GIMBE, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione dell’indagine conoscitiva parlamentare sull’attuazione dei LEA.
Secondo il presidente Nino Cartabellotta, il problema non consiste tanto nel fotografare le differenze tra territori, quanto nell’evitare che queste diventino un elemento strutturale del sistema, paradossalmente normalizzato dalle regole stesse che dovrebbero garantire equità.
L’accesso alle cure come primo spartiacque
Per Gimbe, la principale criticità del SSN resta la difficoltà di accesso alle cure, che si manifesta su più livelli. Persistono infatti profonde diseguaglianze regionali, con una frattura storica tra Nord e Sud. E stanno inoltre emergendo differenze intraregionali, come per esempio tra aree metropolitane e aree rurali.
Queste diseguaglianze territoriali si intrecciano spesso con fattori socio-economici e di genere, ampliando ulteriormente il divario nell’esigibilità concreta del diritto alla salute. Un quadro che rende sempre meno concreto il principio di universalismo su cui si fonda il SSN.
Indicatori e monitoraggi: una fotografia incompleta
Un altro nodo critico riguarda i sistemi di monitoraggio. Secondo Cartabellotta, i LEA vengono oggi valutati utilizzando solo 25 indicatori del nuovo sistema di garanzia, che in realtà ne prevede 78 complessivi. Una scelta che restituisce un resoconto parziale e grossolano dell’erogazione e della qualità delle cure.
Il risultato è un monitoraggio che fatica a misurare non solo la qualità, ma soprattutto l’esigibilità reale dei diritti, lasciando in ombra aspetti fondamentali dell’assistenza, in particolare quelli legati all’organizzazione territoriale dei servizi.
Piani di rientro e commissariamenti: bilanci in ordine, servizi no
Nel suo intervento, il presidente di Gimbe ha espresso una valutazione critica anche sugli strumenti di governo finora utilizzati per ridurre le diseguaglianze. Piani di rientro e commissariamenti regionali, pur avendo contribuito a riequilibrare i bilanci, non hanno prodotto una reale riqualificazione dei servizi né una riorganizzazione strutturale dell’assistenza.
In molte realtà, questi strumenti hanno finito per congelare le criticità invece di risolverle, contribuendo a mantenere livelli di offerta insufficienti soprattutto nelle Regioni più fragili.
Il riparto delle risorse e i nuovi bisogni
Criticità emergono anche nelle modalità di distribuzione delle risorse del Fondo sanitario nazionale. Oggi il riparto avviene prevalentemente sulla base della popolazione residente pesata per età, un criterio che secondo Gimbe non riflette più adeguatamente i bisogni reali della popolazione.
Cartabellotta richiama in particolare le esigenze delle fasce più giovani, come il crescente disagio psicologico e psichiatrico, che richiederebbero investimenti mirati e una diversa allocazione delle risorse. Senza correttivi, il rischio è quello di perpetuare un sistema incapace di rispondere alle trasformazioni demografiche e sociali in atto.
Dal monitoraggio alle scelte di sistema
L’analisi di Gimbe si inserisce in un momento di forte attenzione istituzionale sui LEA e sui divari territoriali, ma sposta il fuoco su un punto chiave: conoscere le diseguaglianze non è più sufficiente. Senza un ripensamento degli strumenti di valutazione, dei criteri di finanziamento e delle politiche di riequilibrio, il rischio è che le differenze territoriali vengano non solo tollerate ma, di fatto, consolidate.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.
Lorem Ipsum dolor sit amet faucibus in tincidunt.
Lorem Ipsum dolor sit amet
Lorem Ipsum dolor sit amet consectetur.