
Avviata alla Camera un’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza. Al centro i divari territoriali, ma resta aperta la questione dell’impatto operativo.
Avviata questa mattina, con una conferenza stampa alla Camera dei deputati, l’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. L’iniziativa, proposta dal Movimento 5 Stelle, è stata approvata all’unanimità dalla XII Commissione Affari sociali, assumendo quindi un carattere trasversale e condiviso.
Secondo la promotrice dell’iniziativa, Marianna Ricciardi, capogruppo M5S in Commissione, l’indagine nasce dalla constatazione che i divari territoriali nell’accesso alle cure hanno raggiunto livelli non più compatibili con i principi costituzionali.
I temi dell’indagine: LEA, divari e mobilità sanitaria
Così, nel corso dei prossimi sei mesi - tempo indicato dei lavori - la Commissione si concentrerà sui livelli di erogazione dei LEA, sulle differenze regionali, sui criteri di finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sul ricorso al commissariamento, sulla disponibilità di personale e sui sistemi di monitoraggio delle performance.
Il presidente della Commissione Affari sociali, Ugo Cappellacci, ha sottolineato la necessità di un approccio condiviso, richiamando il valore della convergenza su un tema ritenuto strategico per il Paese.
Le aspettative politiche: cosa dovrebbe emergere dall’indagine
Dall’area del Movimento 5 Stelle, l’indagine viene letta come uno strumento per costruire una base conoscitiva più solida su cui intervenire. "Costruiamo un quadro oggettivo per affrontare divari e criticità del Servizio sanitario nazionale", ha affermato Roberto Gravina, coordinatore nazionale Enti locali del M5S e consigliere regionale del Molise.
Gravina ha richiamato in particolare il tema del rapporto tra pubblico e privato accreditato, che operano con regole diverse e incidono sulla mobilità sanitaria, e quello dei criteri di riparto delle risorse, che non sempre riflettono adeguatamente fattori come spopolamento e invecchiamento della popolazione, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud. Un ulteriore tema riguarda l’istituto del commissariamento, che in alcune realtà tende a diventare una condizione strutturale più che transitoria.
Il punto di vista dei cittadini: il limite degli indicatori
L’indagine è accolta con favore anche da Cittadinanzattiva, che tuttavia richiama alcune criticità di metodo. Secondo la segretaria generale Anna Lisa Mandorino, l’attuale valutazione dei LEA risente infatti dei limiti degli indicatori utilizzati, spesso parziali e quantitativamente insufficienti.
È, questo, un problema che riguarda anche la capacità di intercettare le trasformazioni in atto, come la territorializzazione delle cure, che rischiano di restare invisibili nei sistemi di monitoraggio. In questo senso, l’indagine viene vista come un’occasione per ampliare lo sguardo oltre una lettura puramente formale dell’erogazione dei LEA.
Un’iniziativa necessaria, ma il nodo resta operativo
Vale però la pena sottolineare un aspetto non indifferente ai fini della valutazione di questa iniziativa: l’indagine intercetta un problema reale e ampiamente documentato. I divari territoriali nell’attuazione dei LEA sono noti da anni e costantemente monitorati. Alla luce di ciò quale sarà l’impatto concreto di questa nuova fase di analisi?
Per sua natura, infatti l’indagine non introduce modifiche normative né produce effetti immediati sull’organizzazione dei servizi. La sua efficacia si misurerà quindi sulla capacità di tradurre il lavoro conoscitivo in scelte politiche vincolanti, soprattutto sul piano del finanziamento e della governance Stato-Regioni.
È su questo passaggio - dalla conoscenza alle decisioni - che si giocherà il valore reale di questa iniziativa parlamentare.
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